• 1 Aprile 2026 22:59

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Naufragio a Lampedusa: 19 morti, tra questi ci sono dei bambini

Sono stati uccisi dal freddo, raggelati dal vento e intossicati dai fumi del carburante dopo due giorni trascorsi in balia delle onde del Mediterraneo, mentre tentavano di raggiungere le coste italiane. Almeno 19 migranti – il bilancio è ancora provvisorio – sono morti di ipotermia, nella notte tra martedì e mercoledì, nell’ennesimo naufragio di quest’anno lungo la rotta del Mediterraneo centrale. A soccorrerli, a 85 chilometri dalle coste di Lampedusa, è stata la Guardia costiera italiana che ha tratto in salvo alle 3 di notte anche 58 persone superstiti, stipate insieme ai cadaveri a bordo dello stesso barcone alla deriva da lunedì.
Tutti i corpi e i sopravvissuti sono stati sbarcati oggi attorno alle 13 al molo Favarolo, al termine di una lunga operazione di recupero segnata da condizioni meteo proibitive e dal freddo pungente che ha trasformato il viaggio verso l’isola in una lenta agonia. Sette di loro sono stati ricoverati al poliambulatorio di Lampedusa e cinque sarebbero in gravi condizioni, ma fuori pericolo di vita. Uno dei ricoverati è un bambino di appena un anno di vita.
Una giovane donna, intossicata dai fumi degli idrocarburi e ricoverata in stato di ipotermia sull’isola, oggi non ha mai staccato lo sguardo da quel piccolo: «Lui adesso che fine farà?», chiede con la voce tremante e il respiro in affanno. Non è sua madre: lei, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe morta di freddo sul barcone. I poliziotti di contrada Imbriacola, con l’aiuto di mediatori culturali, stanno cercando di identificare il suo cadavere tra le vittime sbarcate. Solo uno dei corpi trasportati a riva è riconducibile a una donna, ma ancora non si hanno notizie sul riconoscimento.
Quando era salpata all’alba di lunedì dal porto libico di Abu Kammash la donna, insieme ai circa 80 migranti a bordo del barcone, sperava di poter contare sul meteo favorevole che accompagnava le prime ore della traversata. In poco tempo, però, vento e pioggia hanno imperversato sul Mediterraneo facendo abbassare le temperature al di sotto dei 10 gradi e provocando il naufragio dell’imbarcazione. Nelle ore precedenti all’incontro con la Guardia costiera, i migranti in balia delle onde sono stati esposti anche ai fumi del carburante. In quegli istanti concitati altri tre uomini, secondo il racconto dei superstiti, sarebbero caduti in mare perdendo la vita.
«Tra i morti forse c’è una nostra amica, non l’abbiamo più vista», raccontano altri. Tutti sono rimasti ancorati per tutta la notte al barcone, insieme alle persone che lentamente perdevano i sensi per il freddo. Così, quando alle tre di notte i militari hanno intercettato l’imbarcazione nella zona di Ricerca e soccorso libica a 85 chilometri da Lampedusa, di fronte ai loro occhi si è dipanata la tragedia: sulla stessa imbarcazione convivevano cadaveri e sopravvissuti.