• 9 Febbraio 2026 10:03

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Venerdì della IV settimana di Pasqua

Letture: At 13,26-33; Sal 2; Gv 14,1-6

Riflessione biblica

“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (Gv 14,1-6). È vero: la presenza fisica di Gesù non è più visibile, ma lui rimane sempre con noi: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Ma c’è anche una promessa: lui è andato a prepararci un posto, perché noi possiamo essere con lui nella sua gloria: “Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria” (Gv 17,24). Rimaniamo saldi in Gesù, senza tentennare nella fiducia e senza turbare il cuore. Saldi in lui: per avere la vita, linfa vitale che scorre sempre in noi, come per i tralci che rimangono uniti alla vite (Gv 15,5). Siamo i tralci che vivono in lui per le sue parole di vita eterna: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6,68-69); per il suo corpo e sangue che alimenta la nostra comunione a lui: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,56); per lo Spirito che ci ha donato come guida per comprendere le sue parole: “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita” (Gv 6,63). Nonostante ciò, con l’apostolo Tommaso restiamo perplessi: viviamo nell’insicurezza dei nostri pensieri sempre ondeggianti, dell’operare tra slanci umanitari e interessi personali. Ma la via del cristiano è chiara: è Gesù. Noi non siamo saldi nella fede, perché abbiamo una dottrina luminosa e attraente, un’etica armoniosa e a misura d’uomo, un sentimento profondo di filantropia, ma perché siamo in relazione personale con Gesù fino a condividere il suo mistero di morte e risurrezione. Da questa relazione dipende il resto. La nostra speranza: “Rimaniamo in lui, perché possiamo avere fiducia quando egli si manifesterà e non veniamo da lui svergognati alla sua venuta” (1Gv 2,28). La nostra fede in Dio: “Chi nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre” (1Gv 2,23). Il nostro amore a lui: “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore” (Gv 15,10). Il nostro amore ai fratelli: “In questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Gv 3,16).

Lettura esistenziale

“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (Gv 14, 1). Che cos’è la fede? La fede è un fiducioso affidarsi a un «Tu», che è Dio. Essa non è un semplice assenso intellettuale dell’uomo a delle verità particolari su Dio; ma è un atto con cui ci affidiamo liberamente a un Dio che è Padre e ci ama; è adesione a un «Tu» che ci dona speranza e fiducia. Certo questa adesione a Dio non è priva di contenuti: con essa siamo consapevoli che Dio stesso si è mostrato a noi in Cristo, ha fatto vedere il suo volto e si è fatto realmente vicino a ciascuno di noi. Anzi, Dio ha rivelato che il suo amore verso l’uomo, verso ciascuno di noi, è senza misura: sulla Croce, Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio fatto uomo, ci mostra nel modo più luminoso a che punto arriva questo amore, fino al dono di se stesso, fino al sacrificio totale. Con il mistero della Morte e Risurrezione di Cristo, Dio scende fino in fondo nella nostra umanità per riportarla a Lui, per elevarla alla sua altezza. La fede è credere a questo amore di Dio che non viene meno di fronte alla malvagità dell’uomo, ma è capace di trasformare ogni forma di schiavitù, donando la possibilità della salvezza. Avere fede, allora, è incontrare questo «Tu», è affidarci a Dio con l’atteggiamento del bambino, il quale sa bene che tutte le sue difficoltà, tutti i suoi problemi sono al sicuro nel «tu» dei genitori. Questa possibilità di salvezza attraverso la fede è un dono che Dio offre a tutti gli uomini. Dovremmo meditare più spesso, nella nostra vita quotidiana, caratterizzata da problemi e situazioni a volte drammatiche, sul fatto che credere cristianamente significa abbandonarci con fiducia a Dio che sostiene e dà senso profondo alla nostra vita, quel senso che non siamo in grado di darci da noi stessi, ma solo di ricevere come dono e che è il fondamento grazie al quale possiamo superare qualsiasi ansia e paura.