Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
Sant’Atanasio
Letture: At 5,34-42 Sal 26 Gv 6,1-15
Riflessione biblica
“Questi è davvero il profeta che viene nel mondo” (Gv 6,1-15). Gesù non smette mai di venire in nostro aiuto. Meditare sulla moltiplicazione dei pani, in contesto pasquale, è invito a guardare la nostra relazione con il prossimo nella dimensione del “nascere dall’alto” e lasciarsi condurre dallo Spirito per le vie dell’amore. “Nascere dall’alto” non è un’astrazione teologica, ma vivere “la fede agente mediante la carità” (Gal 5,6). Non basta credere in Gesù risorto e innalzato per noi (Gv 12,32), bisogna seguirlo per la via del donarsi ai fratelli: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13).
Gesù ha soffiato lo Spirito nei nostri cuori e ce l’ha donato senza misura: il vento dell’amore, prodotto dallo Spirito, deve agire nella nostra mente per cambiare la mentalità commercialista con la mentalità evangelica: non basta dare un pezzo di pane, la solidarietà è condivisione solidale con i fratelli più poveri. È veramente detestabile che nella comunità cristiana, che celebra “la Cena del Signore”, vi possano esserci “poveri che muoiono di fame” e gente che spreca: “Quando vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno infatti, quando siete a tavola, comincia a prendere il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. Volete gettare il disprezzo sulla Chiesa di Dio e umiliare chi non ha niente?” (1Cor 11,20-22). Cambiamo il nostro cuore: l’amore solidale deve divenire logica e criterio del vivere credente: “La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà ciò che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (At 4,32). E con più concretezza: “Se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il cuore, come dimora in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1Gv 3,17-18).
Lettura esistenziale
“Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero” (Gv 6,11). Il brano evangelico odierno parla del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci che Gesù compie, a partire da ciò che un ragazzo mette spontaneamente a disposizione del Signore e della folla affamata che lo segue: 5 pani e pochi pesciolini. Questo giovane ha compreso tutto, nessuno gli ha chiesto nulla ed egli mette tutto a disposizione. È questa la prima scintilla della risposta alla fame della folla. “Prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì” (Gv 6,11). Gesù non è il padrone del pane, lo riceve e lo dona nuovamente. Quando noi ci consideriamo i padroni delle cose, ne profaniamo l’anima, roviniamo l’aria, l’acqua, la terra, il pane. Niente è nostro, noi riceviamo e doniamo, siamo attraversati da una vita, che viene da prima di noi e va oltre noi. Giovanni non riferisce come accadde il miracolo. Come avvengano certi miracoli non lo sapremo mai. Accadono quando a vincere è la legge della generosità: poco pane spezzato con gli altri è misteriosamente sufficiente, anzi eccedente; il nostro pane tenuto gelosamente per noi, invece, è l’inizio della fame. Gesù rende grazie: al Padre e al ragazzo senza nome, al suolo e alla pioggia d’autunno, alla macina e al fuoco, madre e padre del pane. Poi li distribuisce. Perché la vita è come il respiro, che non puoi trattenere o accumulare; è come una manna che per domani non dura. Dare è vivere (Ermes Ronchi).
