• 19 Febbraio 2026 16:27

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Papa Leone a Lampedusa, nel segno dell’accoglienza e contro l’indifferenza

Il 4 luglio il Papa sarà in Sicilia, la regione dove si tocca con mano il “dramma migranti”.

Una mattina a Lampedusa, fra chi fugge da guerre, povertà, sfruttamento, e fra chi si spende per l’accoglienza.  Lo scorso settembre, in un messaggio in cui aveva ricordato il primo viaggio di papa Francesco nella piccola isola, Leone XIV aveva ipotizzato una sua visita: «Spero di salutarvi presto in presenza». E aveva definito la località «un baluardo di quell’umanità che le ragioni gridate, le paure ataviche e i provvedimenti ingiusti tendono a incrinare». Una visita che riporta il Mediterraneo al centro dello sguardo della Chiesa universale e un evento «di rilievo e motivo di profonda letizia per la Chiesa agrigentina», sottolinea l’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano.

L’appuntamento «rappresenta un momento di straordinario valore umano, spirituale e istituzionale per l’isola – commenta il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino –Sarà un’occasione di incontro, di preghiera e di condivisione con una popolazione profondamente legata ai valori della fede, della solidarietà e del senso di comunitàL’invito al Santo Padre nasce dal dialogo avviato nel 2025 attraverso una lettera che ho scritto, gli raccontavo la realtà quotidiana dell’isola, segnata da tragedie ma anche da una straordinaria capacità di accoglienza.

Il tema migranti è tornato più volte nel magistero di Leone XIV. «Tante vittime – e fra loro quante madri, e quanti bambini! – dalle profondità del Mare nostrum gridano non solo al cielo, ma ai nostri cuori», aveva detto nel messaggio inviato a Lampedusa. A ottobre, davanti ai movimenti popolari, aveva condannato le «misure sempre più disumane contro i migranti, commessi o tollerati dallo Stato» e spiegato che i migranti sono trattati come «spazzatura». Negli stessi giorni aveva evidenziato la necessità di «annunciare il Cristo» anche «attraverso l’accoglienza e la solidarietà» verso i migranti. Nel messaggio per la Giornata mondiale dei migranti aveva ammonito: «Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede?».

Dalla Turchia, lo scorso novembre, aveva invocato «una fratellanza e sorellanza universale, indipendentemente dall’etnia, dalla nazionalità, dalla religione o dall’opinione». A Natale aveva ricordato che Gesù si immedesima oggi con «chi è in fuga dalla propria terra per cercare un futuro altrove, come i tanti rifugiati e migranti che attraversano il Mediterraneo o percorrono il continente americano».