• 9 Febbraio 2026 5:49

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Papa Leone: no alle Messe “esibizione”. Il canto aiuti tutti a pregare

A Leone XIV piace cantare e piace il canto. Lo ha testimoniato domenica in piazza San Pietro durante la Messa per il Giubileo dei cori, delle corali e dei musicisti quando ha scelto il canto e il coro come metafore per riflettere sulla vita di fede e sulla Chiesa. È il «cantico nuovo» quello «che Cristo Risorto innalza al Padre, rendendone partecipi tutti i battezzati», ha detto il Papa di fronte a oltre 40mila fedeli che si allungavano oltre il colonnato di Bernini fino a via della Conciliazione. Ed è «in Cristo» che «diveniamo cantori della grazia, figli della Chiesa che trovano nel Risorto la causa della loro lode». Citando sant’Agostino che spronava «Canta ma cammina […] avanza nel bene», il Pontefice ha sottolineato che «cantare ci ricorda che siamo Chiesa in cammino, autentica realtà sinodale, capace di condividere con tutti la vocazione alla lode e alla gioia, in un pellegrinaggio d’amore e di speranza». E, richiamando sant’Ignazio di Antiochia, è tornato a parlare dell’unità nella comunità ecclesiale, uno dei temi cardine del pontificato, con il riferimento a una corale. «Le voci diverse di un coro si armonizzano tra loro dando vita ad un’unica lode, simbolo luminoso della Chiesa, che nell’amore unisce tutti in un’unica soave melodia», ha spiegato. E ha chiarito che «il coro è un po’ un simbolo della Chiesa che, protesa verso la sua meta, cammina nella storia lodando Dio» anche se «a volte questo cammino è irto di difficoltà e di prove, e ai momenti gioiosi se ne alternano altri più faticosi». 
Del resto, ha affermato il Papa affidandosi ancora a sant’Agostino, se «il canto è proprio di chi ama», colui che «canta esprime l’amore, ma anche il dolore, la tenerezza e il desiderio che albergano nel suo cuore e, nello stesso tempo, ama colui a cui rivolge il suo canto». Da qui l’elogio della musica liturgica che è «uno strumento preziosissimo mediante il quale svolgiamo il servizio di lode a Dio ed esprimiamo la gioia della vita nuova in Cristo».
Così alle corali Leone XIV ha affidato alcune indicazioni. Anzitutto, mai ridurre la celebrazione a uno spettacolo musicale dove chi canta sembra stare sul palcoscenico e l’assemblea ad ascoltare. «Siate capaci di rendere sempre partecipe il popolo di Dio – ha avvertito il Papa –, senza cedere alla tentazione dell’esibizione che esclude la partecipazione attiva al canto di tutta l’assemblea liturgica».
Poi il richiamo alla formazione, altra dimensione cara a Leone XIV. «Studiate attentamente il magistero, che indica nei documenti conciliari le norme per svolgere al meglio il vostro servizio». Ancora, la rettitudine. «Vigilate affinché la vostra vita spirituale sia sempre all’altezza del servizio che svolgete, così che esso possa esprimere autenticamente la grazia della liturgia». Perché, ha evidenziato il Papa, «il vostro è un vero ministero che esige preparazione, fedeltà, reciproca intesa e, soprattutto, una vita spirituale profonda, che, se voi cantando pregate, aiutate tutti a pregare».
Linee guida, quelle del Papa, che, da un lato, esaltano l’importanza della dimensione musicale nella liturgia che troppe volte viene trascurata anche nelle parrocchie e nelle diocesi italiane; e dall’altra, sono un monito contro la sciatteria o il protagonismo “canoro”: due estremi che non fanno della musica liturgica e del coro un’«immagine luminosa della Chiesa che loda il suo Signore», secondo l’espressione del Papa.