• 9 Febbraio 2026 7:40

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Giovedì della V settimana di Quaresima

Letture: Gen 17,3-9; Sal 104; Gv 8,51-59

Riflessione biblica

“In verità, io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno” (Gv 8,51-59). Gesù pone una condizione molto interessante dal punto di vista spirituale. Osservare: guardare con attenzione, per scoprire nella parola di Dio il senso profondo che può cambiare la vita. È meditare la parola per comprenderla, assimilarla e viverla. È gustarla con sapienza, perché essa guidi i nostri pensieri, renda fruttuose le nostre azioni e ci faccia vivere nell’amore: “La sapienza è radiosa e indefettibile, contemplata da chi l’ama e trovata da chi la ricerca. Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà senza affanni. Suo principio è desiderio d’istruzione; la cura dell’istruzione è amore; l’amore è osservanza delle sue leggi, garanzia di immortalità e l’immortalità fa stare vicino a Dio” (Sap 6,12-19). Osservare: è “vigilare con responsabilità”, altrimenti sarà una “parola seminata tra i rovi”: “Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione.” (Lc 8,14). Osservare: è custodire, conservare con cura nel cuore alla maniera di “Maria, che da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). Osservare è mettere in pratica: “Rimani saldo in ciò che hai imparato e che credi fermamente: tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Tim 3,14.16). Meditare: è esigenza del cuore che cerca il Signore: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6,68-69). Nella sua parola “sono racchiusi tutti i tesori della scienza e della sapienza” (Col 2,3).

Lettura esistenziale

“Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò” (Gv 8,56). Abramo, pronto all’impossibile, a camminare per tutta la vita dietro alla promessa di figli come stelle, più della sabbia del mare. Vecchio d’anni ma non vecchio di cuore, si fida di Dio. Ciò che Dio promette è perfino illogico, ma Dio è affidabile. E quando gli chiede di legare il piccolo Isacco e alzare il coltello, è tutto incredibile, in quel momento Dio nega le promesse di Dio, Dio nega Dio, c’è da impazzire: ma Dio è affidabile. E troverà il modo: un angelo che ferma il coltello. Nella vita di ciascuno Dio è affidabile. Risponde non alle nostre richieste, ma alle sue promesse: sarò con voi, tutti i giorni, con una vita eterna, di una qualità indistruttibile. Quando Abramo muore, della terra promessagli da Dio, dove scorre latte e miele, ha acquistato soltanto una grotta, grande appena quanto basta per due tombe; invece di figli numerosi come stelle, così gli era stato promesso, ne ha uno solo, che ha persino rischiato di uccidere. Quasi niente, eppure conserva la speranza. Che è come una corda di gioia tesa verso il futuro, un ponte tibetano sopra l’abisso. Abramo esultò nella speranza: guarda il piccolo seme presente e vede la spiga futura. Nel suo Isacco imperfetto, vede Gesù, il figlio perfetto. Ed esulta. Possiamo anche noi, oggi, coltivare una aiuola di speranze, che danno gioia, basta che ci fidiamo di Dio (Ermes Ronchi).