Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
Sabato della IV settimana di Quaresima
Letture: Ger 11,18-20 Sal 7 Gv 7,40-53
Riflessione biblica
“Tra la gente nacque un dissenso riguardo a Gesù” (Gv 7,40-53). Aveva ragione il vecchio Simeone: “Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2,34-35). I pregiudizi sono terribili, difficili a morire. Spesso sono scuse per non seguire le vie della verità, giustizia e bontà: “Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei?” (Gv 7,47-48). E sono talmente radicati in noi, da accusare gli altri di essere ignoranti, non bene informati, fissati in convinzioni errate: “Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!” (Gv 7,52). È doveroso cercare Gesù attraverso le Scritture: “Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?” (Gv 7,42). Ma, se le Scritture si leggono secondo un pregiudizio e non secondo il progetto di Dio, è inutile e la durezza del cuore prevarrà: “Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita e non avete in voi l’amore di Dio” (Gv 5,39-40). È estremamente necessario liberarsi dai pregiudizi, se vogliamo essere seguaci di Gesù ed operatori di verità, giustizia e amore. Essere operatori di verità: se rimaniamo in Gesù, “conosceremo la verità e la verità ci farà liberi” (Gv 8,32). Essere operatori di giustizia: “non godiamo dell’ingiustizia, ma ci compiaciamo della verità” (1Cor 13,6); non giudichiamo il fratello per il colore della pelle, per paura dei suoi comportamenti, per interessi personali, ma tutto valutiamo in base al senso di fraternità che ci unisce come figli di Dio. Essere operatori di amore: non noi al centro del mondo, ma Cristo al centro della nostra esistenza personale, sociale ed ecclesiale. Tutto valutiamo in base al comandamento dell’amore reciproco, della misericordia che “tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13,7).
Lettura esistenziale
“Le guardie tornarono quindi dai sommi sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!» (Gv 7,45s). Bellissima l’autodifesa delle guardie: “Nessuno ha mai parlato come lui!”. Non è soltanto ammirazione. Gesù, uomo libero come nessuno, ha già contagiato le guardie di libertà, di fierezza, del coraggio di opporsi a ordini sbagliati. “Mai un uomo ha parlato così”: Gesù non lasciava indifferente nessuno. Gesù parlava della vita con parole proprie della vita, non con teorie. Non usava mai frasi fatte. Nei suoi discorsi c’erano pani, ulivi, pesci, agnelli, vedove, profumo, prendeva le cose piccole della vita e nascevano parabole infinite, fiorivano cieli popolati da prostitute perdonate e da pubblicani in festa. Ascoltarlo era rimanere accesi. E forse non capivano granché, ma c’era un calore, una profondità, una lucentezza che toglieva il fiato. Gesù parlava dell’amore con amore, noi ne parliamo con sospetto e tanti distinguo. Lui era diritto e caldo come un raggio di sole: sì sì, no no. Se le nostre parole sono nutrite dalla Sua Parola, faranno nascere nei cuori speranza, gioia, sogni.
