Commento di Suor Cristiana Scandura
Martedì della IV settimana di Quaresima
Letture: Ez 47,1-9.12; Sal 45; Gv 5,1-3a.5-16
“Vuoi guarire?” (Gv 5,6).
Il Vangelo di oggi ci racconta il miracolo operato da Gesù nei confronti di un uomo paralitico, che giace presso la piscina di Betzaetà, una piscina le cui acque hanno un potere taumaturgico. “Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?»”. A prima vista sembra inutile questa domanda che Gesù pone all’uomo paralitico, chi infatti non vorrebbe essere liberato da qualcosa che lo tiene prigioniero? Eppure talvolta corriamo il rischio di abituarci anche a ciò che ci fa soffrire e alle nostre schiavitù, a tal punto da temere un cambiamento. In fondo cambiare è turbare un equilibrio che forse con fatica ci siamo costruiti proprio a partire da quella sofferenza.
Gesù vuole, prima di tutto, ridestare in quell’uomo un autentico desiderio di guarigione. Alla domanda di Gesù, egli non risponde semplicemente: “Si, lo voglio! È la cosa che desidero di più!” Ma elenca invece una serie di impedimenti o giustificazioni per la sua mancata guarigione. Spesso anche noi scarichiamo la colpa della nostra mancata guarigione addosso agli altri, invece di ricercarne la causa in noi stessi. Ecco perché non riusciamo a venirne fuori.
Gesù non pone delle condizioni per la sua guarigione, chiede solo il desiderio autentico di volerlo veramente. “E sull’istante quell’uomo guarì”. Questo è ciò che opera Gesù nella vita delle persone: fa venire a galla il desiderio più profondo ed autentico, che forse sta seppellito in fondo al nostro cuore, per esaudirlo.
