• 31 Marzo 2026 23:21

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Pizzaballa: accordo per Pasqua, celebrazioni garantite ma a porte chiuse

In una conferenza stampa congiunta il Patriarca latino di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa tornano sui fatti dolorosi di domenica riaffermando che la libertà di culto deve essere garantita. Quanto alla Pasqua dicono: le chiese in Terra Santa resteranno aperte, sta ai parroci fare quanto possibile a seconda della zona e delle restrizioni di sicurezza. Al Santo Sepolcro i riti pasquali saranno solo per i frati

Celebrazioni pasquali a porte chiuse, con un ristretto numero di persone e in regime di sicurezza. Dopo i fatti gravi e senza precedenti del 29 marzo, quando la polizia israeliana ha bloccato il cardinale Pierbattista Pizzaballa e padre Francesco Ielpo, impedendo loro l’accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro, oggi il Patriarca latino di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa, in una conferenza stampa congiunta, hanno annunciato le nuove misure per quella che è la data fulcro dell’anno liturgico e della fede cristiana. Dolore ancora e rammarico per un divieto che ha suscitato la forte reazione della Comunità internazionale, Casa Bianca compresa, ma il cardinale Pizzaballa ha detto subito: ”Non è nostra intenzione tornare in modo polemico su quanto accaduto domenica scorsa. Il nostro desiderio è piuttosto quello di guardare avanti con spirito costruttivo, affinché la libertà di culto per tutte le religioni sia sempre rispettata e lo Status Quo – specialmente all’interno della Basilica del Santo Sepolcro – sia pienamente salvaguardato. È su questi principi che desideriamo continuare a costruire, nel dialogo e nella cooperazione con le autorità, convinti che il rispetto reciproco sia il fondamento di un’autentica convivenza e della tutela dei Luoghi Santi, che appartengono non solo a questa terra, ma a tutta l’umanità”.

Diritti non negoziabili

L’auspicio del vescovo di Gerusalemme e del Custode di Terra Santa è che “fatti del genere non si ripetano più” e che siano tutelati i diritti delle comunità cristiane: “Quanto accaduto – hanno ribadito – ci offre anche l’occasione di riaffermare con chiarezza alcuni principi e diritti fondamentali che consideriamo essenziali e non negoziabili. Da oltre sette secoli, la Custodia di Terra Santa custodisce i principali Luoghi Santi e, in particolare, la Basilica del Santo Sepolcro, insieme alla Chiesa greco-ortodossa e alla Chiesa apostolica armena. Si tratta di una presenza continua e stabile, riconosciuta nel tempo e rispettata dalle varie autorità che hanno governato questa terra. Da sette secoli, una comunità stabile di frati francescani vive e celebra all’interno del Santo Sepolcro senza interruzioni, in ogni circostanza e situazione, anche durante i periodi più difficili della storia, compresi i tempi di guerra. Inoltre, dall’inizio dell’attuale conflitto, il 28 febbraio, la liturgia all’interno della Basilica non è mai stata interrotta”.

Anche in tempi di guerra mai violato lo Status Quo

Il Patriarca latino ha voluto anche ricordare in modo netto “che il Custode di Terra Santa è il superiore del Santo Sepolcro e, in quanto tale, non necessita del permesso della polizia per accedere alla Basilica”. Non si tratta di un privilegio – ha spiegato – “ma del riconoscimento di un diritto consolidato da tempo”. Ha poi insistito sul fatto che per secoli i vari governi che si sono succeduti in Terra Santa hanno sempre confermato e rispettato lo Status Quo”, ovvero il quadro giuridico e pratico che regola la vita dei Luoghi Santi e delle comunità che li custodiscono. “È importante ricordare che miliardi di credenti in tutto il mondo guardano a Gerusalemme e alle preghiere recitate nei luoghi santi. Il governo di Israele deve tenere presente questo aspetto, nonché la responsabilità che gli incombe nei confronti del mondo cristiano, per continuare a garantire in ogni momento – e nonostante le difficoltà – lo svolgimento delle preghiere e per trovare soluzioni adeguate in coordinamento con noi. Questo è ciò che è stato fatto ieri, e sono state trovate delle soluzioni. Si tratta di un dialogo che deve essere mantenuto in modo continuo e costante”.

Chiese aperte ma con restrizioni per la sicurezza

Rispondendo alle domande dei giornalisti, il cardinale Pizzaballa ha ribadito di aver ricevuto in modo tempestivo l’assistenza del presidente israeliano Herzog e di numerosi esponenti delle comunità religiose, anche ebraiche ma, pur con il desiderio di guardare avanti, quello di domenica resta “un episodio doloroso, che ha profondamente colpito la comunità cristiana” in Terra Santa e in tutto il mondo. “Avevamo chiesto la possibilità di unirci alla liturgia all’interno del Santo Sepolcro, per salvaguardare il diritto fondamentale per cui il vescovo di Gerusalemme potesse celebrare la Messa delle Palme. Ci sono state delle incomprensioni. Dopo i contatti con le autorità, siamo arrivati a un accordo per cui le celebrazioni della Settimana Santa verranno celebrate a porte chiuse, con un ristretto numero di persone”. La motivazione principale delle restrizioni è ancora legata alla sicurezza dei luoghin e dei fedeli, vista la guerra in corso tra Israele, Usa e Iran che continua ad allargarsi inesorabilmente a tutto il Medio Oriente.

Il Santo Sepolcro chiuso al pubblico

Più nello specifico “le chiese in Terra Santa resteranno aperte ma sta a ogni parroco fare quanto possibile a seconda della zona e delle restrizioni di sicurezza in quella determinata area”, valutazioni logistiche per lo più, “utili a consentire ai fedeli di celebrare i riti pasquali. Il Santo Sepolcro invece rimane chiuso al pubblico, in quanto non vi è un rifugio nelle vicinanze. Ma saranno consentite le celebrazioni per la comunità dei frati locale e solo due o tre persone al massimo, esterne”, hanno spiegato il cardinale Pizzaballa e padre Ielpo rassicurando però i fedeli della possibilità di unirsi in preghiera e comunione attraverso la diretta streaming.

Il dolore per tutti i cristiani in Medio Oriente

Allargando lo sguardo anche a ciò che sta accadendo in Libano e in Siria e alla situazione di profonda precarietà e paura che vivono le popolazioni e i cristiani in questi Paesi, il Patriarca latino ha, poi, aggiunto: “Ci sono tante persone che stanno peggio di noi, penso al Libano, alla Siria e in altri posti del Medio Oriente. Quindi dobbiamo anche dare le giuste proporzioni a quanto avvenuto a Gerusalemme, non vorremmo dare la sensazione di avere un monopolio del dolore”.

Legge su pena di morte aumenta il solco di odio

“Dolore” è però la parola che ritorna più volte nelle risposte del porporato insieme a “sgomento” per il mondo in fiamme a cui si aggiungono decisioni che non fanno altro che aumentare il solco di odio e i venti di guerra. In particolare la legge approvata ieri dalla Knesset che prevede la pena di morte per i prigionieri palestinesi (in particolare della Cisgiordania) giudicati dai tribunali militari in casi di omicidio intenzionale definiti come “atti di terrorismo”, mentre esclude dalla condanna capitale esplicitamente i cittadini o i residenti israeliani. ”Abbiamo appreso con grande dolore del voto del Parlamento israeliano sulla pena di morte che non fa altro che aumentare il solco di odio tra israeliani e palestinesi. Dobbiamo lavorare con tutte le parti per evitare un ulteriore deterioramento della situazione”, ha concluso il cardinale.