• 9 Febbraio 2026 4:05

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Riflessioni dal Don Bosco Ranchibile: giornalismo ai tempi dei social

La sfida non è solo tecnologica, ma culturale. Per questo è opportuno insegnare a leggere il mondo prima ancora che a scriverlo. E ragazze e ragazzi lo sanno bene: cercano gli strumenti per non essere spettatori passivi del mondo ma cittadini consapevoli, soprattutto quando si parla di giovani, giornalismo e social media. Ho incontrato le studentesse e gli studenti del liceo classico del Don Bosco Ranchibile di Palermo per la prima lezione del corso «Giornalismo e comunicazione – Scrivere, Comunicare, Connettere nell’era dell’AI e del deep fake». Un corso voluto fortemente dal direttore dell’istituto don Arnaldo Ricci. Oggi saper comunicare non significa solo saper usare bene i social ma imparare a costruire senso, responsabilità e verità nelle parole. Nelle prossime lezioni avvierò con le studentesse e gli studenti lo Storytelling Lab.

Storytelling Lab

Lo Storytelling Lab punta a diventare un laboratorio permanente di giornalismo e comunicazione all’interno dell’istituto. Obiettivo è unire teoria, pratica e creatività. Insomma, s’impara facendo. Gli studenti lavoreranno in gruppi tematici dedicati ai tre principali ambiti della narrazione contemporanea:

  • Scrittura: redazione di articoli, interviste e contenuti per il web, con attenzione al linguaggio giornalistico e alla verifica delle fonti.
  • Audio: ideazione e realizzazione di podcast, servizi radiofonici e format di approfondimento.
  • Video: produzione di servizi, reportage e contenuti per i social, dalla progettazione alla post-produzione.

Ogni gruppo opererà come una piccola redazione con ruoli, scadenze e obiettivi precisi, favorendo la collaborazione e la sperimentazione. Il laboratorio prenderà poi forma nella creazione di prodotti editoriali e multimediali originali, realizzati dagli studenti.

Storytelling Lab sarà inoltre inserito nel progetto GdScuola del Giornale di Sicilia, offrendo così agli studenti un contatto diretto con il mondo dell’informazione professionale e un’occasione concreta di confronto con giornalisti e redattori.

La lezione

Oggi, ancora prima di parlare di giornalismo, ci siamo confrontati su come ci informiamo. E il risultato è stato chiaro, quasi spiazzante: nessuno tra i ragazzi si informa quotidianamente attraverso la televisione. Nessuno legge quotidiani cartacei. Nessuno ascolta la radio. Quasi tutti, invece, si affidano ai social, e tutti utilizzano il web per leggere le notizie. Un piccolo campione, certo. Ma sufficiente per comprendere la direzione che l’informazione sta prendendo.

La prima lezione è iniziata da una domanda semplice: «Che cos’è per voi una notizia e cosa una fake news?». Da lì abbiamo costruito un percorso. Abbiamo parlato del giornalismo come funzione civile non solo come mestiere. Abbiamo iniziato a indagare su quali siano le fonti dell’informazione.

Un cambio di paradigma

Quello che fino a pochi anni fa era il mondo “ufficiale” dei media come la tv, i giornali e la radio, oggi è diventato un rumore di fondo per le nuove generazioni. I ragazzi si muovono su piattaforme dove l’informazione è frammentata, personalizzata e filtrata dagli algoritmi. TikTok, Instagram, YouTube e Telegram sono oggi luoghi di notizie, opinioni e, ahimè, anche di disinformazione. Non è solo un cambio di mezzo ma un salto di linguaggio e di fiducia. Le nuove generazioni non vogliono più essere spettatrici e cercano il racconto breve, autentico, immediato. Vogliono “vedere” la notizia, non solo leggerla. Ma al tempo stesso, non hanno ancora gli strumenti per distinguere ciò che è vero da ciò che è costruito. Ed è qui che entra in gioco la scuola, e in particolare l’educazione ai media. Anche per i professionisti dell’informazione questi corsi servono: innanzitutto a capire i linguaggi delle nuove generazioni declinati ai nuovi media. E da lì lavorare per trasmettere verità, approfondimento, umanità. Si fanno i conti con i fattori chiave: velocità, tecnologia, credibilità e necessità di orientarsi in un mare di contenuti che ci travolge ogni giorno. Insomma, la sfida è importante e imponente. Per questo è anche bella.

(Fonte: giovannivillino.eu)