• 9 Febbraio 2026 6:11

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Beata Maria vergine del Carmelo

Letture: Es 3,13-20   Sal 104   Mt 11,28-30

Riflessione biblica

“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28-30). Gesu-6-300x185 RistoroMi commuovono queste parole di Gesù! Dette poi in periodo di vacanza, hanno effetto di liberazione e di conforto. Sono un invito ad essere in intimità con lui per trovare riposo fisico e spirituale, rimedio per vincere la fatica del nostro esistere quotidiano e l’oppressione del male che ci sovrasta e affligge. “Venite a me”: accettiamo l’invito di Gesù, rompiamo la monotonia dei giorni sempre uguali, immergiamoci nella meditazione delle sue parole che comunicano “spirito e vita” (Gv 6,63.68), nell’adorazione del suo mistero di amore che ci fa risorgere a vita nuova. Impariamo da Gesù! La sua mitezza è equilibrio interiore che si oppone all’ira, alla violenza e si comporta con moderazione anche dinanzi all’ingiuria, alla violenza e all’indisciplina degli altri “Rivestiamoci di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandoci a vicenda e perdonandoci gli uni gli altri. Come il Signore ci ha perdonato, così facciamo anche tra noi” (Col 3,12-13). L’umiltà del suo cuore: “Non aspirate a cose troppo alte, piegatevi a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi” (Rom 12,3.16). E ancora: “valutatevi in modo saggio e giusto secondo la misura di fede che Dio ci ha dato” (Rom 12,3), e liberando il cuore da ogni superbia: “Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi a ciò che è umile” (Rom 12,16). Impariamo da Gesù, “tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Ebr 12,3): troveremo pace, gioia di vivere insieme, ristoro per la nostra vita spirituale.

Lettura esistenziale

Gesu-4-300x240 Ristoro“Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita» (Mt 11,29). Ai suoi discepoli Gesù prospetta un cammino di conoscenza e di sequela.  Gesù non è un maestro che con severità impone ad altri dei pesi che lui non porta: questo era invece l’atteggiamento dei dottori della legge. Egli si rivolge agli umili, ai piccoli, ai poveri, ai bisognosi perché Lui stesso si è fatto piccolo e umile. Comprende i poveri e i sofferenti perché Lui stesso è povero e provato dai dolori. Per salvare l’umanità Gesù non ha percorso una strada facile; al contrario, il suo cammino è stato doloroso e difficile. Come ricorda la Lettera ai Filippesi: «Umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,8). Il giogo che i poveri e gli oppressi portano è lo stesso giogo che Lui ha portato prima di loro: per questo è un giogo leggero. Egli si è caricato sulle spalle i dolori e i peccati dell’intera umanità. Per il discepolo, dunque, ricevere il giogo di Gesù significa ricevere la sua rivelazione e accoglierla: in Lui la misericordia di Dio si è fatta carico delle povertà degli uomini, donando così a tutti la possibilità della salvezza. Tenere fisso lo sguardo sul Figlio di Dio ci fa capire quanta strada dobbiamo ancora fare; ma al tempo stesso ci infonde la gioia di sapere che stiamo camminando con Lui e non siamo mai soli (Papa Francesco).