Sono passati due anni da quel tragico 25 luglio 2023 quando a causa di un incendio la chiesa di Santa Maria di Gesù di Palermo fu totalmente distrutta dalle fiamme e con essa anche il corpo incorrotto di San Benedetto da San Fratello e del Beato Matteo di Agrigento.
Dopo un periodo travagliato di discernimento che ha avviato un delicato processo di recupero di ciò che resta dei corpi dei due Santi Francescani, i Frati Minori di Sicilia li riportano a casa, a Santa Maria di Gesù, nel loro convento di Palermo, per ridarli a tutti i fedeli che non aspettano altro che riabbracciare Benedetto e Matteo. Due Santi, ma principalmente due uomini, due amici che stavano in quelle urne per ascoltare, dare speranza, incoraggiare tutti coloro che andavano da loro e che potranno continuare a farlo e chiedere la loro intercessione.
Il delicato processo di recupero e di conservazione è stato possibile grazie al prezioso contributo di SICILBANCA.
Sabato 29 novembre data dell’approvazione della Regola dei Frati Minori, i Frati della Provincia del Santissimo Nome di Gesù, accoglieranno i corpi di Benedetto da San Fratello e del Beato Matteo di Agrigento per riporli in un luogo a loro riservato.
Nei giorni successivi all’evento sarà possibile venerare le sante reliquie ogni giorno dalle ore 9:00 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 18:00
Ma chi sono Benedetto da San Fratello e Matteo di Agrigento.
Benedetto nacque nel 1524 a San Fratello (Me) sui monti Nebrodi. I suoi genitori erano schiavi africani venduti ad un proprietario terriero di San Fratello, Vincenzo Manasseri. Per il colore della sua pelle e per le sue molte virtù Benedetto viene soprannominato “il Santo moro”.
A 21 anni lasciò la sua famiglia e seguì un frate eremita Fra Girolamo Lanza, entrò in nella comunità eremitica percorrendo quasi tutta la Sicilia per poi fermarsi sul Monte Pellegrino, dove visse diversi anni. Quando Pio IV sciolse la comunità, passò ai Frati minori.
Visse 24 anni nel convento di Santa Maria di Gesù a Palermo come cuoco, superiore, maestro dei novizi, infine ancora cuoco.
Fu tanto stimato che nel 1578 egli, semplice Frate laico, fu nominato superiore del convento e guidò per tre anni la sua comunità con saggezza, prudenza e grande carità. In occasione del capitolo provinciale si recò ad Agrigento dove, per la sua fama di santità rapidamente diffusasi, fu accolto con calorose manifestazioni di popolo.
Nominato, in seguito, maestro dei novizi, attese al suo ufficio in modo da far ritenere che avesse il dono di scrutare dei cuori; infine tornò alla primitiva mansione di cuoco. Un gran numero di devoti andava da lui per consultarlo, fra i quali anche sacerdoti e teologi e perfino il viceré di Sicilia; egli, sempre umile e devoto, raddoppiava le penitenze, digiunando e flagellandosi a sangue.
I processi della sua canonizzazione riferiscono numerose guarigioni da lui operate. Morì il 4 aprile 1589.
Il suo culto si diffuse dalla Sicilia in tutta Italia, in Spagna, nel resto dell’Europa e anche nell’America del Sud, dove divenne il protettore delle popolazioni negre.
Il senato di Palermo nel 1713 lo scelse come patrono della città. Benedetto XIV lo beatificò nel 1743 e Pio VII lo canonizzò il 24 maggio 1807. La sua festa si celebra il 4 aprile
Matteo Gallo de Gimena nacque in Agrigento tra gli anni 1376 e 1377. Entrò nell’Ordine serafico nel 1391-92 nel convento di S. Francesco d’Assisi di Agrigento dove emise la professione religiosi nel 1394. Inviato a Bologna per gli studi teologici, li coronò a Barcellona dove probabilmente conseguì il titolo di Magister e fu ordinato Sacerdote nel 1400.
Quando San Bernardino da Siena iniziò il suo apostolato in tutta Italia, Matteo lasciò la Spagna dove si era trasferito e arrivò a Siena, dove fu accolto da San Bernardino come compagno di apostolato e francescano osservante. I due lavorarono insieme per circa 15 anni per diffondere il culto del Santo Nome di Gesù e la devozione a Maria, e insistettero per riportare l’Ordine Francescano all’ideale originale. Costruì molti nuovi conventi, centri di spiritualità francescana, tra cui Santa Maria di Gesù di Palermo.
Nel 1443 fu eletto Provinciale di Sicilia, che contava 50 conventi, di cui 38 portavano il nome di Santa Maria di Gesù.
Eugenio IV lo nominò vescovo di Agrigento nel 1442 e fu consacrato l’anno successivo. Svolse un’intensa attività, riformò il suo gregge, sradicò gli abusi, ripristinò la disciplina, destinò ai poveri le ricche rendite del suo vescovato, combatté la simonia.
Dopo tre anni di episcopato si dimise dalla diocesi e ottenne dal Papa il permesso di rientrare in convento a Palermo, dove trascorse gli ultimi anni in preghiera e solitudine, dando esempio di virtù ammirevoli. Aveva 71 anni quando morì.
La sua tomba divenne famosa per i frequenti miracoli. Clemente XIII approvò il suo culto il 22 febbraio 1767.
