di FraPè – San Francesco nutriva una particolare predilezione per la Solennità del Natale del Signore Gesù, che definiva “la festa delle feste” (2Cel. CLI 199 : FF 787). La sua mente e il suo cuore non perdevano di vista il mistero dell’Incarnazione. Il pensiero che Dio si fosse fatto bambino, così piccolo da doversi nutrire di latte umano, come ogni altro neonato, lo commuoveva.
Tommaso da Celano esprime la dolcezza che questo pensiero infondeva in Francesco attraverso la similitudine del “miele in bocca”, che il santo sentiva nel pronunciare il solo nome di Gesù Bambino.
Sappiamo quanto quanto Francesco fosse rigido e severo con il suo corpo che chiamava “frate asino” che sfiancava con penitenze e digiuni. Erano tante le quaresime che il poverello faceva, eppure nel giorno “in cui è nato per noi il Bambino”, desiderava che tutti potessero avere cibo in abbondanza.
Voleva che in questo giorno i poveri ed i mendicanti fossero saziati dai ricchi, e che i buoi e gli asini ricevessero una razione di cibo e di fieno più abbondante del solito. «Se potrò parlare all’imperatore – diceva – lo supplicherò di emanare un editto generale, per cui tutti quelli che ne hanno possibilità, debbano spargere per le vie frumento e granaglie, affinché in un giorno di tanta solennità gli uccellini e particolarmente le sorelle allodole ne abbiano in abbondanza.”
Il Natale era l’unico giorno dell’anno in cui Francesco esortava i frati a mangiare carne, anche quando cadeva di venerdì: «Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino carne, e se questo non è possibile, almeno ne siano spalmati all’esterno». Chi ama davvero Cristo non è attaccato alla legge ma è capace di andare oltre, di saper vivere davvero da figlio di Dio e fratello di ogni umana creatura.
Questo è il Natale del Signore vissuto da Francesco
