• 9 Febbraio 2026 0:18

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Terzo generale dei Domenicani dopo Domenico di Guzman e Giordano di Sassonia, Raimondo è considerato non solo una gloria dell’Ordine ma anche della cultura giuridica che lo annovera tra i suoi dottori all’Università di Bologna, come maestro di diritto civile e canonico.

Nacque a Villafranca di Panadés, nei pressi di Barcellona tra il 1175 e il 1185, in una famiglia di cavalieri del regno d’Aragona.
Ebbe la prima formazione scolastica nella scuola cattedrale di Barcellona, dove insegnò poi per qualche tempo come professore di retorica e di logica. Nel 1210 si trasferì a Bologna dove si specializzò alla scuola di grandi maestri del diritto diventando lui stesso maestro e segnalandosi poi, oltre che per la sua dottrina, per il fatto che dispensava gratuitamente il suo insegnamento.

Rientrato nel 1220 a Barcellona, entrò il venerdì santo del 1222 nell’Ordine dei Frati Predicatori, dove continuò i suoi studi di diritto, redigendo compilazioni di grande semplicità e chiarezza, con esplicita destinazione pastorale, a servizio di confessori, consiglieri e giudici ecclesiastici; per lui il sapere era un’arma a servizio della fede. Chiamato a Roma nel 1230 come penitenziere papale, curò una delle prime redazioni del diritto ecclesiastico (le Decretali di Gregorio IX) e fu consigliere del papa, aiutandolo a organizzare la lotta contro l’eresia.

Rientrato nel suo paese, nel 1238 fu eletto, nonostante le sue resistenze, Maestro Generale dell’Ordine e si dedicò a semplificarne la legislazione con la redazione di nuove Costituzioni. Della missione dei Predicatori continuò ad occuparsi con grande zelo, anche dopo le dimissioni, per tutto il resto della sua vita. Prese a cuore in particolare l’apostolato verso gli Ebrei, fondando una scuola di ebraico a Murcia e la missione degli Ordini Mendicanti nell’Africa del Nord in vista della quale creò nel 1250 una scuola, a Tunisi, dove i religiosi potevano apprendere le lingue orientali. Alle sue insistenze si deve anche se Tommaso d’Aquino compose la sua famosa ‘Summa contra gentiles’.