Commento a cura di Suor Cristiana Scandura
Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno
Letture: 1Gv 2,22-28 Sal 97 Gv 1,19-28
“Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce” (Gv 1,7).
Il prologo del Quarto Vangelo non è una semplice introduzione ma offre un quadro complessivo della storia della salvezza.
In questa cornice così solenne, l’evangelista inserisce anche la testimonianza di Giovanni Battista. In questo modo sottolinea l’inestimabile valore della missione affidata al figlio di Zaccaria.
Egli appare grande e umile nello stesso tempo. Anzi, grande proprio perché umile. La grandezza di Giovanni è tutta racchiusa nel fatto che egli è solo il testimone di quella luce che risplende nella persona e nelle opere di Gesù. Egli appare sulla scena del mondo solo per dire che un Altro sta per venire. È questa la sua carta d’identità.
Giovanni non solo è pienamente consapevole del suo ruolo ma si trova a suo agio negli abiti del Precursore. Alle autorità religiose, che gli chiedono conto della sua predicazione, si presenta semplicemente come “Voce di uno che grida nel deserto” (Gv 1,23).
Si tratta senza dubbio di una voce profetica, una voce che annuncia il compimento della storia salvifica e che poi scompare per lasciare posto a Colui che viene. Giovanni non si serve di Dio per guadagnare consenso né usa i doni di Dio per accreditare se stesso ma vive totalmente al servizio di quella storia che Dio costruisce lungo i secoli. Tutto il contrario di quella tendenza a mettersi al centro della scena che appartiene istintivamente ad ogni uomo.
L’orgoglio è sempre in agguato e spesso si ammanta di buone intenzioni. Si tratta invece di un peccato grave, specie quando diventa lo stile abituale del vivere. Esso non solo ci allontana da Dio ma anche dagli uomini.
Sulle orme del Battista chiediamo la grazia di essere umili testimoni della luce.
