Commento di Suor Cristiana Scandura
Sant’Agata
“Se qualcuno vuole venire dietro a me, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23).
La sofferenza accompagna fedelmente il viaggio della vita, è impossibile attraversare i giorni terreni senza incontrarla in tutte le sue varie sfumature. È legittimo chiedere di essere liberati da questa poco desiderata ospite. In effetti, la sofferenza tende a schiacciare ogni energia di bene e contrasta con il benessere che ognuno desidera. E tuttavia, stando all’insegnamento evangelico, la croce fa parte della sequela, anzi è la via più sicura per partecipare alla storia salvifica. In questa prospettiva, radicalmente diversa da quella del mondo, la sofferenza non è una disgrazia ma una grazia, non è un bene in sé ma può diventare uno strumento di bene, non appartiene ai desideri del cuore ma può aiutarci a cercare un bene ancora più grande.
Non dobbiamo chiedere di allontanare la sofferenza ma di avere la grazia di viverla come un’occasione di santificazione. Il Vangelo ci ad attraversare i sentieri più oscuri senza smarrire la speranza di arrivare alla terra promessa. La forza della Parola di Dio e la testimonianza dei santi ci assicura che possiamo camminare per questa via.
Teresa di Lisieux ha ricevuto la grazia, senza dubbio straordinaria, di comprendere fin dalla fanciullezza il valore della sofferenza, scrive infatti: “Il giorno dopo la Comunione, mi tornarono in mente le parole di Maria; mi sentii in cuore un grande desiderio della sofferenza e nello stesso tempo ebbi l’intima certezza che Gesù mi riservava un gran numero di croci, mi sentii inondata di consolazioni così grandi che le considero come una delle grazie più grandi della mia vita” (Ms A 36r). Queste parole infondono fiducia e coraggio.
