L’infermiera specializzata di origine burundese Marie Claire Gegera, fondatrice della onlus “La carità in movimento”, torna a Palermo – dopo l’incontro dello scorso 19 novembre a Palazzo Steri – per trasformare il ricordo della sofferenza in un progetto concreto per il futuro dell’Africa.
Premiata di recente all’evento ‘Donne che amano le donne’ di Confcommercio Palermo, Marie Claire presenterà il suo nuovo progetto: “Campus Ubuntu – Il sogno del Futuro”.
L’appuntamento è fissato per domani al cinema De Seta, ai Cantieri Culturali alla Zisa, all’interno di un’iniziativa della onlus La casa di Lucia.
Originaria di Bujumbura, la sua infanzia è stata segnata in modo brutale dalla guerra e dalla perdita: il padre, diplomatico del Burundi, impegnato nella difesa dei diritti umani, è stato assassinato quando lei aveva appena due anni e la madre uccisa davanti ai suoi occhi quando ne aveva nove. Il momento di svolta è stato il suo atto di perdono verso l’assassino della madre, compiuto a soli 22 anni, quando si è trovata ad accompagnare e a servire nella malattia proprio l’omicida.
Oggi, infermiera a Genova, Marie Claire ha scelto di incanalare quella ferita in un’incessante attività di solidarietà, culminata con la realizzazione del Campus Ubuntu, progetto degli architetti palermitani Errichetta Fiorella e Antonello Salamone, è già in fase di progettazione esecutiva in Africa, un modello di architettura sostenibile in cui energia solare e gestione idrica creano un polo di sviluppo solidale. L’approvvigionamento elettrico è garantito totalmente da pannelli solari. Il sistema è progettato per redistribuire l’energia accumulata in eccesso al vicino villaggio, attualmente privo di rete elettrica. Il progetto prevede un sofisticato sistema di raccolta e stoccaggio delle acque piovane in cisterne interrate, con pompaggio alimentato unicamente da energia solare e redistribuzione per caduta. Ci sarà anche un orto comunitario.
L’intero impianto architettonico si basa sulla ripetizione di un modulo chiamato “Ea”, ispirato al Modulor di Le Corbusier e alla forza plastica delle forme di Kahn.
