• 18 Febbraio 2026 1:45

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Tutti i segni della Quaresima: le ceneri, il digiuno, il viola

Con il rito umile e solenne dell’imposizione delle ceneri ha inizio per la Chiesa di rito romano la Quaresima, un periodo di quaranta giorni che prepara i fedeli alla Pasqua di Resurrezione. Ma che significato ha questo segno e tutti gli altri di queste sei settimane? Il tempo che inizia con il Mercoledì delle Ceneri, in realtà, non è un semplice esercizio di rinuncia, ma un’occasione per riscoprire la nostra identità più profonda attraverso segni precisi, appunto: le ceneri, il digiuno, la preghiera e la carità.

Le ceneri: memoria della fragilità e grandezza

Il gesto di ricevere le ceneri sul capo ha un significato antropologico e spirituale profondo: ci ricorda che siamo polvere, esseri transitori e poveri. Tuttavia, in questa piccolezza si cela un mistero più grande. Come spiegato da padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa pontificia, in una puntata del Podcast “Dentro l’Avvenire” le ceneri ci riconducono alla nostra fragilità umana, ma proprio in questa povertà risiede una «gloria che abbiamo la responsabilità di coltivare». È interessante notare come altre tradizioni sottolineino sfumature diverse: mentre il rito romano usa la cenere, alcune Chiese siriache iniziano la Quaresima con il gesto del profumo, per ricordare che, sebbene creaturali e finiti, portiamo in noi il “profumo della divinità” in quanto creati a immagine di Dio. La Quaresima è dunque, simultaneamente, memoria della nostra fragilità e della nostra grandezza.

Il digiuno: fare spazio all’essenziale

Il digiuno, obbligatorio il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo, non è una pratica ascetica finalizzata a “ottenere” qualcosa da Dio. Al contrario, il cristiano digiuna perché Dio ha già donato tutto. Sottrarre cibo alla mensa serve soprattutto a guardarsi dentro per accorgersi di essere abitati da “altre fami” e bisogni che spesso soffochiamo con il consumo materiale. Ma le rinunce fatte in questo tempo e secondo questo spirito hanno anche lo scopo di fare memoria e in qualche modo vivere la tensione tra la presenza e l’assenza di Cristo nella storia, tornando al centro del proprio cuore.

Preghiera e carità: qualità e condivisione

La Quaresima non richiede necessariamente di aumentare la quantità di preghiere, sottolinea ancora padre Pasolini, ma di migliorarne la qualità. La preghiera deve essere un lavoro interiore serio che “vitalizza” l’esistenza, piuttosto che una fuga dalla realtà. Questo dinamismo interiore, aggiunge il religioso, trova il suo compimento naturale nella carità concreta: «Se il digiuno ci libera dai nostri appetiti e la preghiera ci espone alla voce di Dio, il risultato è un cuore più generoso, spinto a condividere ciò che si è e ciò che si ha con gli altri».

Il viola: il segno della conversione

Anche il colore usato per i paramenti liturgici cambia con l’inizio della Quaresima: il vede del Tempo ordinario viene sostituito dal viola. È il colore che accompagna la Quaresima perché richiama il cammino interiore della conversione. Nella tradizione liturgica è il segno della penitenza e dell’umiltà del cuore, ma anche dell’attesa fiduciosa: un colore che unisce il riconoscimento del limite umano con la speranza della misericordia. Indossando il viola, la Chiesa invita i credenti a un tempo di sobrietà e di rinnovamento, orientato alla Pasqua. È il colore che fa da cornice al silenzio, alla preghiera e alle scelte concrete di carità che segnano questi quaranta giorni. Nella liturgia romana, però, c’è una domenica in cui si può usare il colore rosaceo (rosa): è la IV domenica di Quaresima, chiamata Laetare. È un segno di sollievo e di gioia nel cammino penitenziale verso la Pasqua, analogo all’uso del rosa nella III Domenica di Avvento (chiamata Gaudete).