• 9 Febbraio 2026 5:47

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Sabato della VI settimana di Pasqua

Letture: At 18,23-28; Sal 46; Gv 16,23-28

Riflessione biblica

“Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà” (Gv 16,23-28). Di richieste, chissà quante ne abbiamo fatte: dai bisogni materiali a quelli spirituali. Spesso le abbiamo fatte “nel nome di Gesù”, confidando nella mediazione di Gesù. Infatti, le sue parole sono vere nella logica della fede: chiediamo e otteniamo “nel nome di Gesù”, mediante lui e in comunione con lui. Bisogna rimanere in Gesù e avere i sentimenti di Gesù, per ottenere ciò che chiediamo: “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto” (Gv 15,7). E Gesù ci insegna che, nel chiedere qualunque cosa al Padre, bisogna avere gli stessi suoi sentimenti: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42). Chiedere “nel nome di Gesù” significa fare la volontà di Dio alla maniera di Gesù. In Gesù siamo in sintonia con l’opera salvifica di Dio, tanto che i nostri interessi personali e le nostre necessità urgenti passano in secondo ordine rispetto a ciò che Dio vuole realizzare in noi e per mezzo nostro. È la logica dell’amore a Dio, che subordina ogni cosa di questo mondo, ogni necessità e ogni realizzazione alla volontà di Dio. E “mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre” (Ebr 10,10). È nella sua volontà la nostra pace e la nostra gioia. E la volontà di Dio è progetto di amore, a cui noi aderiamo, perché sappiamo che tutto egli opera per il nostro bene e che ci ha dato in dono lo Spirito Santo, “che viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio” (Rom 8,26-27).

Lettura esistenziale

“In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16, 23s). L’onnipotenza divina non è una bacchetta magica che risolve miracolosamente ogni situazione intricata. Essa è invece una realtà d’amore che può trasformare radicalmente il cuore e si moltiplica senza fine grazie al circuito di offerte spirituali e preghiere che costituiscono il tesoro della santità nella Chiesa e nell’umanità. Tutto scaturisce dal nome di Gesù, che si trova al cospetto del Padre e governa tutta la storia. Il suo mistero di morte e resurrezione, che il Vangelo di Giovanni considera globalmente come un innalzamento al Padre, è in grado di trasformare e reggere dall’alto tutte le sorti del mondo ed è per questo che la preghiera fatta nel nome di Gesù non può non andare a segno. Certamente dobbiamo ammettere che spesso la nostra preghiera non sembra esaudita, tutt’altro. Ma possiamo sempre chiedere lo Spirito Santo per poter comprendere come la nostra richiesta, dentro al misterioso disegno di Dio, và a frutto nel corpo mistico della Chiesa. La maggior parte dei frutti spirituali della preghiera sono nascosti e invisibili anche ai nostri occhi. Bisogna affinare molto i sensi spirituali per comprendere come nel Regno di Dio i fili sottili che collegano tutti gli uomini tra loro sono talmente interconnessi da formare un’unica tela, tanto che basta un’azione su un punto qualsiasi della tela, per modificare tutto il disegno. In questo quadro allora possiamo bene intendere l’affermazione di Gesù: “Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena”. Ogni richiesta santa e buona facciamo conto che sia stata già esaudita, perché lo è effettivamente, nel mistero santo di Dio, secondo le sue spesso imprevedibili modalità.