• 9 Febbraio 2026 12:05

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Lunedì della III settimana di Quaresima

Letture:2Re 5,1-15   Sal 41 e 42   Lc 4,24-30

Riflessione biblica

“In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria” (Lc 4,24-30). È duro accettare Gesù, anche se lo professiamo come “il Signore” che può cambiare la nostra vita; di fatto, seguiamo i nostri egoismi e interessi, come se lui fosse un estraneo, tanto da meritare il suo rimprovero: “Tra voi vi sono alcuni che non credono” (Gv 6,63-64). Bisogna rinnovare la nostra fede in Gesù, perché egli operi nella nostra vita e ci guarisca. È vero, affascinati dal suo “lieto messaggio” di grazia e di libertà ai poveri, ai prigionieri e ai bisognosi, ci siamo posti alla sua sequela, ma, lungo il cammino di rinnegamento di noi stessi e del prendere la nostra croce, avvengono ripensamenti e pretese di privilegi. “Medico, cura te stesso”: cioè realizza in noi tuoi discepoli i prodigi del tuo amore. È un tentativo di appropriarci di Gesù e di piegarlo ai nostri bisogni e desideri. Gesù passa in mezzo a noi e ci dice: Non siate “sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti e alla mia parola” (Lc 24,25). Venite dietro di me, partecipate alla mia opera di salvezza, lasciatevi guidare dal mio Spirito di santità, per “completare in voi le mie sofferenze” (Col 1,24) ed entrare così nella mia gloria. Infatti, “è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio” (At 14,22). Speriamo che la sapienza del cuore ci faccia scegliere la semplicità del vivere come Gesù: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita” (Mt 11,25.29). Accettando Gesù e il suo modo di vivere, lasciamoci condurre dallo Spirito, per essere testimoni della sua grazia e della salvezza: “Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testi-moni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1,8).

Lettura esistenziale

“Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria” (Lc 4,24). La sinagoga è rimasta incantata davanti al sogno di un mondo nuovo che Gesù ha evocato: tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati! Poi, quasi senza spiegazione: pieni di sdegno, lo condussero sul ciglio del monte per gettarlo giù. Dalla meraviglia alla furia. Nazaret passa in fretta dalla fierezza e dalla festa per questo figlio che torna circondato di fama, potente in parole ed opere, ad una sorta di furore omicida. Perché? Difficile dirlo. In ogni caso, tutta la storia biblica mostra che la persecuzione è la prova dell’autenticità del profeta. “Fai anche da noi i miracoli di Cafarnao!” (Lc 4,23). Non cercano Dio, cercano un taumaturgo a disposizione, pronto ad intervenire nei loro piccoli o grandi naufragi: uno che stupisca con effetti speciali, che risolva i problemi e non uno che cambi il cuore. Ma questo non è il Dio dei profeti. Gesù, che aveva parlato di una bella notizia per i poveri, di sguardo profondo per i ciechi, di libertà, viene dai compaesani ricondotto dalla misura del mondo al piccolo recinto di Nazaret, dalla storia profonda a ciò che è solo spettacolare. E quante volte accadrà! Assicuraci pane e miracoli e saremo dalla tua parte! Ma Gesù sa che con il pane e i miracoli non si liberano le persone, piuttosto ci si impossessa di loro e Dio non si impossessa, Dio non invade. E risponde quasi provocando i suoi compaesani, raccontando un Dio che protegge la vedova straniera di Sarepta, che guarisce il lebbroso di Siria, un generale nemico. Che non ha patria se non il mondo, che non ha casa se non il dolore dell’uomo. Dice ai suoi compaesani: voi non cercate Dio, ma solo i suoi vantaggi (Ermes Ronchi). «Sbagliarci su Dio è il peggio che ci possa capitare. Perché poi ti sbagli su tutto, sulla storia e sul mondo, sul bene e sul male, sulla vita e sulla morte» (D.M. Turoldo).