• 21 Aprile 2024 1:27

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Venerdì della I settimana della Quaresima

Letture: Ez 18,21-28; Sal 129;Mt 5,20-26

Riflessione biblica

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20-26). Gesù non condanna gli scribi e i farisei, ma ci invita a vivere la giustizia in dimensione più profonda. Essi cercavano: l’osservanza della legge per sentirsi giusti dinanzi a Dio e ottenere meriti dinanzi a lui. Essi avevano “zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza: ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio” (Rom 10,2-3). Tale autogiustificazione non è in linea con il pensiero di Dio né con quello di Gesù: “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù” (Rom 3,23-24). “La giustizia superiore”: è l’azione misericordiosa di Dio che ci rende giusti mediante il sacrificio di Gesù e la si vive nell’amore a Dio e al prossimo, non per acquistare meriti, ma per vivere in comunione con Dio e con i fratelli. Tale giustizia è connessa con la verità: “Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato” (1Gv 1,6-7). È connessa con l’amore al prossimo: “In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il suo fratello. Poiché questo è il messaggio che avete udito da principio: che ci amiamo gli uni gli altri” (1Gv 3,10-11). Ecco la giustizia che conta: amare il fratello senza giudicarlo, senza adirarsi contro di lui, stabilire una relazione di comprensione reciproca: “Fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 4,31-5,2).

Lettura esistenziale

“Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5, 23-24).Prima di metterci in preghiera o di partecipare ad un’azione liturgica, per esempio all’Eucaristia, bisogna che il nostro cuore sia riconciliato con tutti e libero da rancori e risentimenti. Il fine di ogni azione liturgica, infatti, è quello di assumere gli stessi sentimenti di Cristo, di conformarci a Lui. Pertanto, non avrebbe senso fare la comunione con Cristo se da questa comunione escludiamo qualche fratello o sorella. Dio per primo è venuto incontro all’uomo, il cui peccato lo aveva interiormente diviso, per operare in lui una riconciliazione profonda con Dio, con se stesso e con il prossimo. La riconciliazione riguarda non solo il presente, ma anche il passato. Prima di metterci a pregare, dovremmo chiederci se per caso nel nostro cuore ci sono sentimenti contrari all’amore, sia per episodi correnti, sia per episodi del passato. I Padri del deserto, quando iniziavano la preghiera, cominciavano sempre pregando per i propri nemici. Oggi stesso, affidiamo alla misericordia di Dio tutte quelle persone che, volontariamente o involontariamente, ci hanno causato qualche sofferenza e asteniamoci dal giudicarle. Pensiamo alla misericordia di cui noi stessi abbiamo bisogno quotidianamente, sia da parte di Dio che da parte del nostro prossimo e, a nostra volta, siamo misericordiosi verso il prossimo.