Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
Venerdì della III settimana del tempo di Pasqua
Letture: At 9,1-20; Sal 116; Gv 6,52-59
Riflessione biblica
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,52-59). I giudei sono scandalizzati e inorriditi dalle parole di Gesù: il loro cuore è indurito dall’incredulità e chiuso alla verità che Gesù ha annunziato per la nostra salvezza. Noi crediamo in Gesù e ci affidiamo alla sua parola di vita eterna. Ci vuole fede: sotto le specie del pane e del vino riceviamo nella potenza santificante dello Spirito tutto Gesù, e in lui siamo partecipi della risurrezione e della vita eterna. Egli ci comunica se stesso e il suo mistero di morte e risurrezione: “Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga” (1Cor 11,26).
Mangiando il suo corpo e bevendo il suo sangue, entriamo in comunione con Gesù: non viviamo più noi, ma vive in noi Cristo che ci assimila a sé. Cristo dimora nel nostro cuore e alimenta la nostra vita spirituale, viviamo in lui. La sua vita è la nostra vita e scorre abbondante in noi, se lo lasciamo operare: la sua parola regna in noi e ci rende saggi, la sua pace dimora in noi, il suo amore ci rende dono di misericordia e di bontà per tutti. Allora, la vita nella fede è canto a Colui che ci ha amato e ha donato se stesso per noi (Gal 2,20), desiderio di conoscerlo sempre più profondamente: “che io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti” (Fil 3,10-11). La nostra vita, segnata dalla presenza di Gesù, è sempre orientata a lui: “Colui che mangia me vivrà per me” (Gv 6,57). Viviamo la nuova vita: Gesù nel suo grande amore ci comunica la sua vita divina e ci trasforma in creature rinnovate dall’amore e partecipi della sua risurrezione. Con Gesù, siamo orientati al Padre, “qualunque cosa facciamo, in parole e in opere, tutto facciamo nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre” (Col 3,17). E così, orientati a lui, dimoriamo in lui e nell’amore portiamo molto frutto (Gv 15,5) e saldi nella fede “ci rafforziamo nella conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (Ef 4,13).
Lettura esistenziale
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita etera e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 54). La Santissima Eucaristia è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l’amore infinito di Dio per ogni uomo. In questo mirabile Sacramento si manifesta l’amore “più grande”, quello che spinge a “dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Gesù, infatti, “li amò fino alla fine” (Gv 13,1). Con questa espressione, l’Evangelista Giovanni introduce il gesto di infinita umiltà da Lui compiuto: prima di morire sulla croce per noi, messosi un asciugatoio attorno ai fianchi, Egli lava i piedi ai suoi discepoli. Allo stesso modo, Gesù nel Sacramento eucaristico continua ad amarci “fino alla fine”, fino al dono del suo corpo e del suo sangue. Quale stupore deve aver preso il cuore degli Apostoli di fronte ai gesti e alle parole del Signore durante quella Cena! Quale meraviglia deve suscitare anche nel nostro cuore il Mistero eucaristico!
Nel Sacramento dell’altare, il Signore viene incontro all’uomo, facendosi suo compagno di viaggio. In questo Sacramento, infatti, il Signore si fa cibo per l’uomo affamato di amore, di verità e di senso, appagando il profondo anelito del suo cuore.
L’uomo è creato per la felicità vera ed eterna, che solo l’amore di Dio può dare. Ma la nostra libertà ferita si smarrirebbe, se non fosse possibile già fin d’ora sperimentare qualcosa del compimento futuro. Del resto, ogni uomo per poter camminare nella direzione giusta ha bisogno di essere orientato verso il traguardo finale. Questa meta ultima, in realtà, è lo stesso Cristo Signore vincitore del peccato e della morte, che si rende presente a noi in modo speciale nella Celebrazione eucaristica.
Egli è la nostra stella polare: senza di Lui perderemmo l’orientamento.
