Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
San Vicenzo de’ Paoli
Letture: Esd 9,5-9; Tob 13; Lc 9,1-6
Riflessione biblica
“Convocò i Dodici e li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi” (Lc 9,1-6). È l’inizio della missione dei discepoli di Gesù e non c’è missione che non abbia il suo inizio da Gesù: egli convoca, comunica la sua forza e invia i discepoli ad annunciare il regno di Dio e a guarire. La loro missione è la stessa missione di Gesù: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore” (Lc 4,18-19). Ad essi Gesù comunica “la forza e il potere”, cioè la potenza salvifica dello Spirito Santo: “Ricevete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni fino ai confini della terra” (At 1,8). Nella forza dello Spirito di Dio, essi annunceranno il Vangelo della salvezza, “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco. In esso si rivela la giustizia di Dio, di fede in fede, come sta scritto: Il giusto per fede vivrà” (Rom 1,16-17). Tali doni sono garanzia del vero apostolo: “in mezzo a voi si sono compiuti i segni del vero apostolo, in una pazienza a tutta prova, con segni, prodigi e miracoli” (2Cor 12,12). E “i segni” sono doni dello Spirito per stabilire saldamente il Regno di Dio. Ciò che importa non è compiere prodigi, ma la vita improntata a Gesù povero, mite ed umile. Non desideriamo altro, se non di seguire Cristo e Cristo crocifisso (1Cor 2,2) e di guarire i fratelli dal morso dei dubbi, delle incoerenze, delle disperazioni, della solitudine che rende triste. Stiamo vicino al fratello: con l’ascolto paziente, con la parola che illumina, con la comprensione che allevia tante fragilità dell’anima, con il perdono e la misericordia che addolciscono il cuore e aprono alla fiducia nella bontà del Signore.
Lettura esistenziale
“Egli allora chiamò a sé i Dodici e diede loro potere e autorità su tutti i demòni e di curare le malattie. E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi” (Lc 9, 1s). Lo stesso evangelista, nel Capitolo 10, sottolinea che Gesù nell’inviare i discepoli ad evangelizzare, li manda non singolarmente ma a due a due (Lc 10, 1). Il loro primo annuncio non è trasmesso da parole, ma dall’eloquenza del camminare insieme, diretti verso la stessa meta. Gli Apostoli sono inviati due a due, non per farsi compagnia, ma per una ragione teologica. Il cristianesimo non può essere vissuto che in Comunità e, per costituire una Comunità è necessario essere almeno in due per avere tra i due la “Presenza di Gesù”. L’andare a due a due, inoltre, si fonda su una promessa di Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Ciò che si annuncia non è una dottrina, ma una Persona, resa presente dalla concordia e dall’amore tra i discepoli: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35). L’esperienza cristiana è un’esperienza visibile, concreta. E ordinò loro di non prendere nient’altro che un bastone. “Solo un bastone a sorreggere il passo e un amico a sorreggere il cuore. Un elogio della leggerezza quanto mai attuale: per camminare bisogna eliminare il superfluo e andare leggeri” (Ermes Ronchi).
