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Vannacci e disabili. Vescovi italiani: “concezione razzista della vita”

Diilsycomoro

Apr 29, 2024

Le dichiarazioni di Vannacci mettono in imbarazzo il centrodestra ma anche quella parte di destra destra. Anche La Russa che certo non possiamo dire che sia un moderato non è d’accordo con ciò che esce dalla bocca del generale che questa volta non sono gli immigrati e i gay ad essere sotto tiro ma i disabili. Addirittura anche la Lega di Salvini nella persona del  ministro Giorgietti che precisa che «non è della Lega», anche se è candidato alle europee nelle liste del Carroccio, prende le distanze. Lupi sostiene che questa «non è la nostra cultura», Alessia Ambrosi, deputata di Fratelli d’Italia posta la foto della sorella disabile e definisce le parole del generale «rivoltanti».

Ma la risposta più dura alle affermazioni di Vannacci arriva dalla Conferenza Episcopale italiana per bocca del vice presidente della CEI, Mons. Francesco Savino: «I bambini disabili devono stare in classi separate. Io non ne faccio una questione politica ma culturale, di civiltà. Una visione simile, che scarta e isola le differenze, è un vulnus per la democrazia e la convivenza, blocca il progresso civile. Dietro c’è una concezione razzista della vita. Questo è il crinale sul quale, oggi, siamo chiamati a decidere da che parte stare», ha dichiarato il presule. «Mi permetto di fare riferimento a un grande uomo, un prete talvolta non compreso: don Lorenzo Milani contrapponeva l”I care’, l’interessarsi, l’avere a cuore, al ‘me ne frego’. Ecco, la mia preoccupazione è che stia passando la cultura del ‘me ne frego’». E, aggiunge, «sono parole che riportano ai tempi più bui della nostra storia. Il cosiddetto disabile, in una classe, è una presenza preziosa. La migliora. I diversamente abili diventano il collante della classe, la uniscono, sono i protagonisti intorno ai quali si costruisce il cammino educativo». E,  infine, ha precisato che la diversità, «che sia diversità di pelle, sessuale, biologica, mentale o che so altro è una risorsa, sempre. Credo sia questa la visione che deve accomunare credenti e non credenti».