Perché è importante votare per i referendum dell’8 e 9 giugno? La domanda è legittima, se si considera lo scarso rilievo attribuito a questa tornata elettorale da giornali, tv, social.
Vale davvero la pena di scomodarsi, di rinunciare magari ad una gita al mare per andare a votare? Noi riteniamo di sì. A nostro avviso l’importanza dei referendum trascende l’effetto dei singoli quesiti, perché il loro esito è utile a misurare il livello della nostra democrazia. I quesiti, come si dirà , si riferiscono al mondo del lavoro, compreso quello relativo alla cittadinanza, seppure indirettamente, ed hanno la funzione di riaffermare la centralità , per una democrazia che possa davvero definirsi tale, del diritto dei lavoratori, ma in sostanza di tutte le persone, alla dignità personale, ma anche all’integrità fisica, fino alla stessa vita.
Ma in che modo i quesiti si riferiscono ai diritti fondamentali delle persone? Ebbene il filo conduttore dei cinque quesiti, come vedremo esaminandoli singolarmente, è l’impellente necessità di rispristinare o potenziare diritti degli ultimi, dei soggetti più esposti agli effetti deleteri di una società sempre più crudele e indifferente, nella quale la povertà e la diseguaglianza si estende senza argini, fagocitando sempre più soggetti. L’esito positivo dei referendum, per cui non basterà solo la maggioranza dei Sì, essendo necessario anche il raggiungimento del quorum del 50%+1 degli aventi diritto al voto, non risolverà certo il problema, ma almeno costituirà un primo passo ed un importante segnale del popolo sovrano verso un’inversione di tendenza.
I quattro quesiti, che riguardano direttamente il lavoro, si riferiscono ai contratti a termine, agli appalti e ai licenziamenti, ed hanno appunto lo scopo di rendere meno pesante la precarietà della condizione lavorativa, che rende i lavoratori esposti ai ricatti dell’imprenditore, li rendono vulnerabili e quindi facili vittime di sfruttamento. E sfruttamento significa calpestare la dignità dei lavoratori, attraverso paghe da fame, orari impossibili, condizioni ambientali e di sicurezza da paese incivile, agevolando anche gli infortuni e le morti sul lavoro, a cui sembriamo ormai abituati.
Ma anche il quinto quesito, relativo alla cittadinanza, ha un effetto seppure indiretto sugli ultimi, molto spesso proprio gli extracomunitari, che, senza cittadinanza, sono esposti al ricatto del mancato rinnovo del permesso di soggiorno, e la cui precarietà dal mondo lavorativo si estende anche alle condizioni di vita.
Tutelare gli ultimi costituisce, d’altra parte, il compito fondamentale che la nostra Costituzione affida al legislatore, e cioè la rimozione degli ostacoli alla realizzazione del principio di eguaglianza (vedi art. 3).
E quindi i quesiti referendari, avendo lo scopo di ridurre le diseguaglianze, le discriminazioni, gli abusi, i ricatti, nei confronti degli ultimi, dei più deboli, dei più poveri, dei soggetti ai margini della società , ma anche di una massa di lavoratori, che seppure non marginali, subiscono comunque ingiustizie che contrastano con il principio di eguaglianza, sono utili a correggere almeno in parte le storture di una società sempre più lontana dalla democrazia voluta dai padri della Costituzione.
