Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore
XXVII domenica del Tempo Ordinario (C)
Letture: Ab 1,2-3;2,2-4 Sal 94 2Tm 1,6-8.13-14 Lc 17,5-10
“Accresci in noi la fede!”
Gesù non esaudisce questa richiesta degli apostoli perché la fede non è un qualcosa che arriva da fuori, ma è la mia risposta ai doni di Dio, che ci corteggia, che ci invita a seguirlo a compiere ciò che egli fa per ogni essere umano.
“Sràdicati e vai a piantarti nel mare”
Gesù mette i suoi discepoli davanti ad un avvenimento impossibile e assurdo, per farci capire che la fede ha la capacità di rendere possibile l’impossibile. Ricordate cosa dice l’Angelo a Maria: “Nulla è impossibile a Dio. Ognuno di noi è chiamato a mettere la propria vita nella sua perché la si possa trapiantare, anche nell’assurdo. Sradicati dalle tue convinzioni che puzzano di egoismo, di egocentrismo, di supponenza e superiorità.
Sradicati da una vita conforme alla massa che non sa alzare lo sguardo e non sa più stupirsi neppure davanti alla morte di bambini e innocenti, per saperti gettare nel mare dell’abnegazione, dell’altruismo, del vero amore, quello gratuito, quello che testimonia la vera fede. Prendi il largo!
Ma che cos’è la fede? È fede un lavoro quotidiano, costante, senza riserve senza perdere di vista la costante attenzione alla storia dell’uomo. L’impegno per gli altri, lo sviluppo delle relazioni, la solidarietà, la condivisione, la carità sono i luoghi in cui la Fede si manifesta. Come servi, non come padroni (Lc 20,10), come servi operosi (Lc 12,43), capaci di mettere a frutto i propri doni (Lc 19,12).
Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”
La parabola del servo ci aiuta a capire meglio il mistero della fede… Perché la fede non è un puro sentimento (come l’amore e la speranza), di quelli che provocano una emozione dell’anima, piuttosto è la relazione privilegiata tra l’uomo e Dio che trova concretezza nella relazione tra gli uomini e nella costruzione della storia.(Cantini)
Attenzione, Gesù non ci vuole offendere, se cerchiamo nel vocabolario inutile significa che non serve a niente, che non produce, inefficace. Ma il senso di ciò che Gesù dice non è questo: quei servi che arano, pascolano, preparano da mangiare, non sono né incapaci né improduttivi.
Significa che in tutto ciò che facciamo non dobbiamo avanzare pretese o rivendicazioni, che non dobbiamo avere la bramosia dell’apparire o del sentirci migliori degli altri. Il Signore nella parabola del servo inutile ci chiama ad osare la vita, a scegliere, “in un mondo che parla il linguaggio del profitto, di parlare la lingua del dono; in un mondo che percorre la strada della guerra, di prendere la mulattiera della pace. Dove il servizio non è inutile, ma è ben più vero dei suoi risultati: è il nostro modo di sradicare alberi e farli volare”.(Ronchi) Praticamente siamo operai senza paga.
La vera gioia e la vera libertà interiore nascono proprio dal sentirsi servi inutili davanti al Signore. Come Francesco di Assisi saper restituire tutto a Lui con il dono di se stessi, con la capacità di farci pane per ogni fratello e sorella che incontriamo nel cammino della vita. Impariamo da Gesù il primo servo inutile che ha speso tutta la sua vita per gli ultimi e poveri e quando ha fatto quanto doveva fare si è lasciato inchiodare sulla croce.
Chiediamoci allora se in tutto ciò che facciamo abbiamo davvero fede, se quello che facciamo lo facciamo come se fosse un vuoto a perdere… se il nostro unico guadagno è davvero il desiderio di costruire un pezzetto di Pace…
Buona domenica!
