• 9 Febbraio 2026 5:47

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

La DC di Cuffaro non tanto cristiana e neppure cattolica

di Francesco Polizzotti – Tornano le inchieste giudiziarie in casa Dc siciliana, o di quanti credono di portare avanti i valori che furono della Democrazia cristiana, finita di esistere sul piano politico nel 1992. Al di là delle disposizioni dei tribunali amministrativi, siamo tutti consapevoli che la funzione storica della DC 1946-1992 sia terminata. Il pericolo rosso non si è mai presentato, tanto che gli scossoni dell’89 provocarono la caduta non solo del comunismo sovietico ma anche del partito unico dei cattolici italiani che poi se andiamo ad indagare tanto cattolici in alcune regioni non erano.
Il clientelismo non è cattolico, al massimo democristiano nella forma più spregiudicata che si voglia attribuire al termine.
Homo democristiano è stato un politico dello spreco in Sicilia, nonostante i tentativi di Mattarella e Nicolosi. Già la DC in Sicilia sapeva di dover combattere un nemico interno che pare come oggi risiedere sempre in alcuni assessorati chiave dell’amministrazione regionale, perché alla regione non comanda il Governatore ma alcuni assi della P. A. regionale. P. A. verso cui nemmeno il sindacato militante ha mai espresso considerazioni politiche. In Sicilia la DC non solo ha una responsabilità politica del declino di strumenti costituzionali come l’Autonomia siciliana e le leggi speciali a cui si è rinunciato per avere fiumi di risorse da Roma ma soprattutto l’abiura del pensiero sturziano, della sussidiarietà in capo agli enti di prossimità sacrificata alle decisioni della capitale Palermo, il mancato rapporto con la solidarietà autentica tradotta in maniera spavalda in correntismo e feudalesimo.
Le vicende recenti attorno alla figura di Totò Cuffaro non devono stupire. Il diritto a fare politica è di tutti. Cuffaro ha pagato il suo conto con la giustizia ma non con i siciliani. La famosa Agenda 2000 fu un successo di Cuffaro negli anni alla guida della Regione, anni preparati negli assessorati di cui è stato assessore. Ma di quelle risorse cosa è rimasto alla Sicilia? Un’agricoltura dell’entroterra condannata ad arterie infrastrutturali mai rinnovare, una formazione professionale il cui epilogo ha lasciato a casa professionalità per via delle note truffe degli enti di formazione, una classe dirigente che nelle trattative di sottogoverno trova le sue vere ragioni politiche.
No, questa sicuramente non è la Democrazia Cristiana  di Alessi, di De Gasperi. Nemmeno quella più spavalda di Andreotti. Non è nemmeno cristiana.