• 12 Aprile 2026 12:24

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore

II domenica di Pasqua

Letture: At 5,12-16/Ap 1,9-11.12-13.17-19/ Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

gesu-300x243 Il problema di TommasoIl vangelo ci mette di fronte alla realtà della paura e alla realtà delle porte chiuse. I discepoli hanno diverse paure: dei giudei, dei capi del popolo, dei romani, del potere politico e religioso. Hanno paura degli altri, hanno paura di coloro che non la pensano come loro. Hanno paura di coloro che non conoscono, degli estranei alla loro esperienza, alla loro vita, hanno paura della diversità.

Mille paure che non sono diverse dalle nostre e che come ai discepoli ci impediscono di essere comunità. Che ci impediscono di uscire dalle nostre strutture mentali e murarie. Paure che ci invogliano a costruire muri anziché demolirli. Allora rafforziamo i serramenti di casa, ci infiliamo le cuffiette, ci chiudiamo in un mondo che sia il nostro.

resurrezione-300x225 Il problema di Tommaso
Donne al sepolcro, William Adolphe Bouguereau

La resurrezione ci invita a rovesciare le paure, i macigni che impediscono di edere la luce. Gesù non si arrende, entra nonostante le nostre chiusure, le nostre resistenze. E dice: Pace a voi. Non si tratta di un augurio o una promessa, ma di una affermazione: la pace è, è qui. “Dio non benedice alcun conflitto” e chi è “discepolo di Cristo” non sta mai dalla parte di “chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe”. (Leone XIV)

“È pace sulle vostre paure, sui vostri sensi di colpa, sui sogni non raggiunti, sulle insoddisfazioni che scolorano i giorni. I miei dubbi non fermano il Signore; se ha trovato chiuso, non se n’è andato, ha continuato il suo assedio per me, e questo mi consola”. (Ronchi)

pane-300x200 Il problema di TommasoQuello che la resurrezione creerà non sarà una vita da super uomini e neppure una vita da perfettini. La resurrezione non è un qualcosa che riguarda la sfera privata, non ha nulla a che vedere con l’individualismo o autoreferenzialità. La resurrezione coinvolge la comunità, crea comunione, crea Fraternità: avere un cuor solo e un’anima sola, così come ci spiega bene il brano degli Atti degli apostoli.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati»

Lo Spirito che Gesù dona, porta vita nuova che ha come fondamento la relazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che unità, comunione.

tommaso-300x217 Il problema di TommasoTommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Tommaso non crede al racconto degli apostoli. Non crede come loro non hanno creduto a Maria di Magdala, non crede perché come lui anche gli altri sono scappati, hanno avuto e hanno paura. Tommaso ha bisogno di fare esperienza della ricerca di Dio, non pensando che è lo stesso Dio che ci cerca. Tommaso ha bisogno di mettere le mani nelle ferite, ha bisogno di vedere l’umanità trafitta risorgere in Cristo… proprio come noi. Gesù rispetta la fatica e i dubbi di Tommaso; rispetta i tempi di ciascuno e la complessità del vivere. Non vuole umiliarlo, ma lo spinge allo stupore, si espone con la meraviglia di quelle ferite aperte da cui non sgorga più sangue ma luce. (Ronchi)

gesu-1-300x215 Il problema di TommasoOtto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 

Il problema vero non è il fatto che Tommaso non abbia visto il Signore che lo incontrerà otto giorni dopo, ma come di ce Don Fabio Rosini, il problema più grande è che Tommaso non stava con gli altri. Non stava facendo comunità, non era dentro la fraternità. Possiamo fare tante cose, possiamo avere le nostre devozioni, possiamo anche pregare il Signore da soli ed è buono e doveroso, ma tutto parte da un appuntamento settimanale dove ci si raduna tutti insieme: l’eucarestia. Il cristianesimo, non è un’esperienza privata e intimistica, si fa esperienza di Cristo risorto insieme ai fratelli e le sorelle che lo stesso Signore ci ha messo accanto, con le loro incoerenze, fragilità, debolezze, proprio come le mie e le tue, ma anche con i loro pregi e carismi come quelli che possediamo io e te.

resurrezione-3-300x244 Il problema di TommasoÈ la fraternità che annuncia il risorto. Maria di Magdala lo annuncia a Pietro e agli altri. È lo stesso Gesù che le comanda di andare dai suoi fratelli e di aspettarlo in un luogo bene preciso. I discepoli di Emmaus ritornano a Gerusalemme dai dodici riferendo loro la propria esperienza. Vivere da risorti significa vivere la relazione con gli atri partendo dal cenacolo… insieme mai da soli. È la fraternita, la comunità che fa il discernimento, che invia che ci fa fare l’esperienza dei primi discepoli che erano un cuor solo e un’anima sola.

Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

È nella Chiesa che si fa esperienza del Risorto per poi uscire e immergersi nelle ferite dei tanti crocifissi che vogliono risorgere e non c’è nessuno che li aiuta a capovolgere il macigno che libera la luce. È davanti alle mie e alle tute ferite, riconoscendo Cristo in ogni uomo partendo da quel pane spezzato insieme nel cenacolo, che come Tommaso possiamo dire “Mio Signore e mio Dio”.  Essere beati significa testimoniare la fede immergendosi nelle proprie ferite e in quelle degli altri per uscirne risorti.

Buona domenica!