• 27 Maggio 2026 22:47

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Il 1° giugno 2026, ricorrendo il centenario della nascita e il 50° anniversario di consacrazione episcopale di  Mons. Luigi Bommarito, la Chiesa Agrigentina si unisce in una sola lode alle Chiese sorelle: a quella di Monreale, che gli ha dato i natali e lo ha consacrato nel ministero episcopale per donarlo ad Agrigento, e a quella di Catania, che ha avuto la grazia di godere del suo ministero arcivescovile per ben 14 anni (dal 1988 al 2002, anno in cui è divenuto emerito).

Una Santa Messa sarà celebrata, alle ore 11, nella Chiesa Madre di Terrasini, presieduta da mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania, con lui concelebreranno l’arcivescovo emerito di Catania, mons. Salvatore Gristina, mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento, mons. Gualtiero Isacchi, arcivescovo di Monreale, mons. Domenico Mogavero, Vescovo emerito di Mazara del Vallo e le rappresentanze del clero delle tre diocesi.

Mons. Bommarito è stato alla guida della nostra diocesi per 12 anni: 4 anni da Vescovo Ausiliare (1976-1980) di Mons. Giuseppe Petralia (anch’egli originario della diocesi di Monreale, di cui Luigi era stato alunno ai tempi del rettorato) e 8 anni da Vescovo Diocesano (1980-1988), fino a quando è stato traslato alla sede di Catania, dove si è insediato il 14 settembre 1988. Il suo ricordo nella diocesi di Agrigento è rimasto indelebile in quanti lo hanno conosciuto, amato e stimato. In questa celebrazione vogliamo innalzare al Datore di ogni bene un inno di lode e ringraziamento per il dono di questo grande e zelante apostolo del Vangelo. Egli ha saputo traghettare la nostra Chiesa diocesana nella turbolenta fase del post-Concilio, guidandola alla riscoperta del suo essere nel mondo moderno, coniugando mirabilmente tradizione e innovazione in un nuovo slancio missionario.

Mons. Luigi Bommarito nacque a Terrasini, in provincia di Palermo (Arcidiocesi di Monreale), il 1° giugno 1926, in un’agiata famiglia locale. Da bambino fu colpito da una grave malattia che lo ridusse in fin di vita; la madre lo portò in chiesa, lo pose sull’altare e lo affidò al Signore. Il piccolo guarì e crebbe in salute. Luigi-Bommarito Il centenario di Mons. Bommarito, pastore paterno e lungimiranteDurante gli studi liceali conobbe il giovane Emanuele Catarinicchia: insieme maturarono la vocazione al sacerdozio e insieme ricevettero l’ordinazione presbiterale il 2 aprile 1949. Il legame tra i due rimase così forte che Luigi seguì l’amico Emanuele nel ministero episcopale appena due anni dopo di lui. Nel frattempo, Luigi aveva conseguito la laurea in Giurisprudenza e in Filosofia presso l’Università degli Studi di Palermo.

Nella diocesi di Monreale ricoprì diversi e importanti incarichi, fino a quando, il 18 marzo 1976, fu eletto Vescovo titolare di Vannida e Ausiliare di Agrigento, scegliendo come motto episcopale “In te confidimus”. Affidò subito il suo ministero a San Giuseppe, dicendo con la sua tipica e arguta ironia: “Egli è stato un buon marito e un buon padre. Io ‘Bommarito’ ci sono, devo sforzarmi di essere un buon padre”. Ricordava spesso anche le parole che Mons. Giovanni Battista Peruzzo, storico Arcivescovo di Agrigento, gli aveva rivolto profeticamente incontrandolo da seminarista: “Quando sarai vescovo, ricordati che un vescovo deve essere paterno e benevolo”. E tale Mons. Bommarito lo è stato fino all’ultimo istante della sua vita.

Subito dopo l’elezione, prima ancora del suo insediamento ufficiale ad Agrigento, incontrò in Seminario due giovani sacerdoti che aveva conosciuto come alunni alla Facoltà Teologica di Palermo: Don Melchiorre Vutera e Don Gino (Vincenzo) Faragone. Intravedendone il potenziale, decise immediatamente di inviarli a Roma a perfezionare gli studi: Vutera in Diritto Canonico e Faragone in Sacra Scrittura. Una volta insediatosi come Vicario Generale, iniziò a percorrere la diocesi in lungo e in largo. Con i suoi modi accattivanti, lo sguardo magnetico e la gestualità coinvolgente, cominciò a suscitare in tantissimi giovani il fascino della chiamata al sacerdozio.

Il Seminario tornò a riempirsi. Per soutenir i seminaristi non esitò a donare alla diocesi un appartamento a Palermo che aveva ereditato, affinché vi abitassero i giovani che frequentavano la Facoltà Teologica. Successivamente, visto il numero crescente di vocazioni, maturò la lungimirante idea di riaprire la scuola di teologia direttamente all’interno del Seminario di Agrigento, evitando ai ragazzi i continui spostamenti verso il capoluogo.

L’opera più complessa e significativa di quegli anni fu, tuttavia, affiancare il Vescovo Petralia nel guidare la diocesi attraverso i mutamenti del Concilio Vaticano II. Quelli erano anche gli anni della cosiddetta “febbre del ’68”, che aveva portato tensioni e contestazioni persino all’interno del clero, spingendo alcuni sacerdoti a interrompere la comunione ecclesiale. Mons. Bommarito cercò subito il dialogo, instaurando con loro un rapporto umano e paterno; nel giro di qualche anno, quasi tutti furono reintegrati e, grazie alla loro solida preparazione, ricoprirono ruoli chiave nella vita diocesana.
Petralia_Bommarito-sinodo Il centenario di Mons. Bommarito, pastore paterno e lungimirante

Quattro anni dopo, Mons. Giuseppe Petralia lasciò la diocesi per raggiunti limiti di età. Mons. Bommarito, che era stato nominato con diritto di successione, prese possesso della cattedra agrigentina come Vescovo titolare il 2 giugno 1980.

Per l’occasione scelse un nuovo e significativo motto episcopale: “Ecclesiam dilexi” (“Ho amato la Chiesa”). Ha amato Agrigento con tutto se stesso, ripetendo spesso: “Il primo amore non si dimentica mai”. Un concetto che ribadì persino nel suo discorso di insediamento a Catania, dove, sfoderando il consueto umorismo, concluse: “…e di questo, un Bommarito se ne intende!”.

Durante il suo episcopato agrigentino promosse innumerevoli iniziative pastorali. Rimangono memorabili l’istituzione della Giornata dei Ministranti (il 25 aprile) e il Giovaninfesta (il 1° maggio), appuntamento storico per i giovani della diocesi. L’apice del suo apostolato fu però il Sinodo Diocesano, ereditato da Mons. Petralia e da lui portato a compimento. Da quel percorso nacquero il Direttorio pastore-liturgico dei sacramentie il Piano Pastorale Diocesano, ribattezzato affettuosamente “Piano Verde” per via del colore della copertina. Scritto a quattro mani con padre Tortorici, che ne fu il principale estensore, questo piano pastorale ebbe un’eco nazionale e fu preso come modello da numerose diocesi d’Italia.

(fonte: lamicodelpopolo.it)