• 20 Maggio 2026 23:37

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Gaza, una drammatica situazione umanitaria nel silenzio del mondo

Mentre la situazione nella Striscia sembra uscita dalle cronache dei media internazionali, la maggior parte della popolazione è ancora sfollata. Oltre 50.000 persone hanno bisogno di riabilitazione urgente, secondo l’ultimo rapporto dell’Ocha. Ma l’accesso alle cure non è garantito

Gli abitanti di Gaza non sono al sicuro. Uomini, donne e bambini continuano a vivere da oltre due anni in condizioni di vita drammatiche: la maggior parte della popolazione è sfollata e rimane «esposta a continui rischi per la salute e l’ambiente, mentre continuano a pervenire segnalazioni di attacchi contro le aree residenziali». È quanto ha affermato l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), nel suo ultimo rapporto sulla situazione nella Striscia. Mentre gli occhi del mondo sono puntati su altri conflitti, a Gaza oltre due milioni di persone vivono e soffrono senza più fare clamore. Sembra calato un velo di silenzio sui media internazionali, che parlano poco di Gaza, dove, nel frattempo, si continua a morire. Almeno 880 persone sono state uccise da  attacchi israeliani da quando è entrato in vigore l’accordo di tregua nella Striscia a ottobre scorso.

In migliaia hanno bisogno di riabilitazione

Allo stesso tempo, l’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che oltre 43.000 persone a Gaza abbiano riportato lesioni permanenti, di cui una su quattro è un bambino. Le lesioni gravi includono traumi agli arti, amputazioni, lesioni al midollo spinale, ustioni e lesioni cerebrali traumatiche. Oltre 50.000 persone a Gaza oggi hanno urgente necessità di riabilitazione a lungo termine, ma i servizi che la forniscono sono gravemente sovraccarichi. Secondo l’Ocha, «nessuna struttura riabilitativa è pienamente operativa, l’accesso alle cure specialistiche è limitato e persistono gravi carenze di attrezzature, protesi e ausili a causa delle restrizioni sulle importazioni». I tempi di attesa, inoltre, sono lunghi, con molti pazienti dimessi prematuramente o impossibilitati a ricevere un trattamento adeguato, aumentando il rischio di disabilità permanente.

Appelli per corridoi medici

Per questo le ong locali e internazionali continuano da mesi a fare appelli perché si aprano corridoi per fornire cure mediche a una popolazione martoriata da oltre due anni di guerra. Nonostante le enormi necessità, infatti, il governo israeliano continua a permettere l’ingresso a Gaza solo di una minima parte degli aiuti umanitari necessari.  Gli ultimi dati dell’Ocha rilevano che nei primi 11 giorni di maggio solo un camion su due proveniente dall’Egitto è riuscito a scaricare i rifornimenti ai valichi controllati da Israele lungo il perimetro di Gaza. «Le operazioni umanitarie — si legge nel rapporto dell’Ocha — continuano a essere compromesse dalle restrizioni all’importazione di pezzi di ricambio essenziali, generatori di emergenza e altre attrezzature, nonché dalla carenza di materiali fondamentali, tra cui carburante e olio motore».

Operazioni umanitarie limitate

Le operazioni sono inoltre limitate dai divieti imposti ai partner chiave, dalle restrizioni alla circolazione all’interno della Striscia di Gaza, dai danni alle strade e alle infrastrutture e dai continui scioperi, scontri a fuoco e insicurezza. Con condizioni migliori, ha avvertito l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, i partner umanitari «sarebbero in grado di ampliare il loro raggio d’azione, rispondere in modo più efficace e fornire assistenza in modo più costante in tutte le aree dell’enclave». Ciò richiederebbe un accesso umanitario pienamente garantito, un supporto attivo alle operazioni di bonifica da ordigni esplosivi, rimozione delle macerie e riparazione delle case danneggiate, nonché l’ingresso senza ostacoli di forniture essenziali. Condizioni che spianerebbero il campo a una ripresa, per quanto possibile, di una vita più dignitosa.  Nel frattempo a Gaza il 98% dell’acqua non è potabile, l’89% delle infrastrutture idriche è gravemente danneggiato o distrutto e non vi è carburante per alimentare le stazioni di pompaggio.

(fonte: vaticanews.va)