Commento di Suor Cristiana Scandura
Lunedì della VIII settimana del Tempo Ordinario
Letture: Mc 10,17-27
«Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» (Mc 10,17).
Potremmo tradurre così questa richiesta: “Che cosa devo fare per essere felice?”. Il solo fatto che questo ragazzo arrivi a farsi questa domanda ha già del miracoloso.
Non è infatti così scontato che ci si chieda come raggiungere la felicità. Talvolta, infatti, si scambia la felicità per un semplice stare bene senza problemi, o un accontentarsi a basso prezzo. Ma essere felici è una faccenda seria che attraversa ogni frammento della nostra esistenza. Gesù prende sul serio questa richiesta e ricorda a quel giovane che c’è qualcosa che può fare lui, qualcosa alla sua portata: “Tu conosci i comandamenti: Non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dire falsa testimonianza; non frodare; onora tuo padre e tua madre” (Mc 10,19).
In maniera semplice Gesù gli sta dicendo che deve assumersi la fatica di imparare a fare il bene possibile, quello che può compiere con le sue piccole scelte quotidiane. Chi non è disposto ad assumersi la fatica delle piccole scelte di ogni giorno, non può nemmeno domandare una felicità che abbia a che fare con tutta la vita. Ma è qui che tutta la narrazione assume una svolta inaspettata perché in maniera spiazzante anche per Gesù egli dice di fare questo da sempre, ma si è accorto che ciò non basta per essere felici. Cioè non basta seguire delle regole per essere felici. Infatti ciò che gli manca è la libertà di rischiare tutto per qualcosa che riconosce come vero. La paura di rischiare e di perdere lo fa tornare a casa triste.
