di Rachele Gerace – Nel segno di una memoria che si fa impegno concreto e responsabilità civile, i Messina ha accolto, nella chiesa di Santa Maria di Gesù a Provinciale, la reliquia del beato giudice Rosario Livatino. Si tratta della camicia insanguinata, indossata dal magistrato il giorno dell’agguato del 21 settembre 1990 lungo la SS 640 Agrigento Caltanissetta, che richiama direttamente l’ultima stagione della sua vita, segnata dall’impegno nelle misure di prevenzione patrimoniale contro le organizzazioni mafiose e da un lavoro giudiziario condotto con riservatezza, rigore e profonda autonomia morale. Fu proprio mentre si recava in tribunale, senza scorta, che Livatino venne assassinato in un agguato mafioso, un’esecuzione che colpì un magistrato simbolo di una giustizia esercitata senza compromessi.
Il suo nome, nel tempo, è diventato emblema di una magistratura vissuta come servizio e non come potere, fino alla beatificazione nel 2021 e al riconoscimento della sua testimonianza come quella di un “martire della giustizia”. Non a caso, nella memoria ecclesiale e civile, Livatino è spesso associato all’espressione “giudice ragazzino”, che ne sottolinea la giovane età ma anche la determinazione con cui affrontò una stagione complessa della lotta alla mafia in Sicilia. Elemento centrale della sua spiritualità personale era la sigla “STD, Sub Tutela Dei”, che il magistrato annotava nelle sue agende e documenti. Non un codice segreto, come inizialmente ipotizzato dagli investigatori dopo la sua morte, ma una dichiarazione di affidamento totale: “Sotto la protezione di Dio”. Un’espressione che sintetizza la sua visione unitaria tra fede cristiana e funzione pubblica, in cui il servizio alla giustizia era vissuto come vocazione e responsabilità davanti a Dio e agli uomini.
L’arrivo della reliquia sottolineata dalla tromba della Banda della Brigata Meccanizzata Aosta è stata anche occasione di incontro istituzionale: ad accoglierla, insieme al parroco della comunità don Bartolo Calderone, i religiosi e il moderatore generale della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, il procuratore della Repubblica di Palmi Emanuele Crescenti e il giudice Giuseppe Minutoli, consigliere della Corte di appello civile di Messina, che hanno ricordato la figura dell’uomo e del professionista che ha fatto del suo lavoro una missione, incarnando l’idea di servizio come missione. La memoria di Livatino, oggi, non è soltanto ricordo del sacrificio, ma invito costante a rendere la legalità una pratica concreta, radicata nella vita delle comunità. L’iniziativa messinese, arricchita dalla presenza dei giovani della parrocchia, del coro e del gruppo folk I Cariddi con l’associazione Insieme Siciliano, si inserisce nell’Anno giubilare mariano fra le celebrazioni per il ventesimo anno di presenza dei religiosi Missionari del Preziosissimo Sangue nella città dello Stretto, rafforzando il valore simbolico dell’evento come occasione di memoria condivisa e riflessione comunitaria.
(fonte: gazzettadelsud.it)
