• 1 Giugno 2026 20:32

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Suor Cristiana Scandura

San Giustino

Letture: 2Pt 1,2-7   Sal 90   Mc 12,1-12

“Gesù si mise a parlare loro in parabole: «Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano»” (Mc 12,1).

Gesù amava le vigne: le ha citate, per sei volte, nelle parabole del regno; vi ha letto un simbolo forte e dolce che richiama il legame tra Lui e i suoi discepoli: “Io sono la vite e voi i tralci” (Gv 15,5); al Padre ha dato nome e figura di vignaiolo: “Io sono la vite vera e il Padre è l’agricoltore” (Gv 15,1).

Molto bello l’incipit del Vangelo di oggi. Dio, presentato come il padrone della vigna, con un grande atto di fiducia affida la propria vigna a dei vignaioli e se ne va lontano. Pur potendo fare tutto da solo, Dio chiede il nostro apporto, la nostra collaborazione perché il Suo Regno si diffonda. Pone nelle nostre mani dei talenti e ci esorta a farli fruttificare, come un Padre che guarda compiaciuto i propri figli.

In questo brano evangelico c’è però un forte contrasto tra la cura tenera e amorosa che il padrone della vigna prodiga alla sua vigna e l’incuranza da parte dei vignaioli ai quali questa viene affidata. Davanti a questa delusione, la parabola si conclude con l’offerta di una nuova possibilità: il padrone darà la vigna ad altri.

“Tra Dio e l’uomo le sconfitte servono solo a far meglio risaltare l’amore di Dio” (Ermes Ronchi). Il sogno di Dio non è la condanna a una pena esemplare per chi ha sbagliato, ma una vigna che finalmente non maturi più grappoli rossi di sangue e amari di lacrime, che non sia una guerra perenne per il potere e il denaro, ma che maturi una vendemmia di giustizia e di pace, la rivoluzione della tenerezza, la triplice cura di sé, degli altri e del creato.