A Catania la povertà ha spesso il volto di chi ha lasciato presto la scuola. Tra le 4.484 persone accolte nel 2025 dall’Help Center della Caritas diocesana, quasi otto su dieci possiedono un titolo di studio pari o inferiore alla licenza media. Un dato che si intreccia con un’altra emergenza che da anni segna il territorio etneo: il più alto tasso di dispersione scolastica d’Italia e oltre un giovane su tre fuori dai percorsi di studio e lavoro.
È uno dei dati più significativi emersi dall’ottavo Rapporto Povertà e Risorse della Caritas diocesana di Catania, dal titolo “A scuola di speranza: una città che cambia”, presentato al Seminario arcivescovile. Nel 2025 l’Help Center ha registrato 15.113 interventi tra distribuzione di indumenti, farmaci, prodotti per neonati, orientamento al lavoro e sostegni di prima necessità.
«Il tasso elevato di dispersione scolastica – spiega l’arcivescovo di Catania Luigi Renna – evidenzia che a Catania c’è una forte vulnerabilità educativa e occupazionale. Ciò che preoccupa maggiormente è che questa povertà viene “ereditata” dai figli e dai nipoti come un capitale in perdita, con il “blasone” di una famiglia che fa difficoltà a trasmettere il valore dell’istruzione e del lavoro».
Nel dossier trovano spazio anche i numeri più ampi della crisi educativa del territorio: a Catania la dispersione scolastica raggiunge il 23%, mentre i Neet – i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi – arrivano al 35,4%, entrambi tra i dati più alti del Paese. Nelle aree più fragili della città il tempo pieno nella scuola primaria resta raro e i servizi educativi per l’infanzia continuano a essere insufficienti.
Per questo la diocesi ha scelto di concentrare parte del proprio impegno sul contrasto alla povertà educativa. «Educare è carità», ripete il direttore della Caritas diocesana don Nuccio Puglisi. Una linea che negli ultimi anni ha portato alla nascita di presìdi educativi nei quartieri più vulnerabili attraverso il progetto “Avventura della Conoscenza”, sostenuto con i fondi dell’8xmille. I centri attivi a San Giorgio, Paternò e Mascalucia accolgono centinaia di ragazzi tra doposcuola, laboratori creativi e attività di accompagnamento scolastico.
Accanto ai centri educativi, la Caritas è presente direttamente nelle scuole con il progetto “Caritas a scuola”, mentre all’Istituto penitenziario minorile di Bicocca il progetto “Jobel” propone laboratori di cucina, lettura, fotografia e cucito per minori detenuti e giovani a rischio marginalità. Un impegno sostenuto anche attraverso il progetto “Senza Catene”, dedicato ai percorsi di studio e reinserimento sociale.
Il rapporto evidenzia inoltre il lavoro della rete costruita negli ultimi anni tra Prefettura, Tribunale per i minorenni, Università, scuole, diocesi e terzo settore per contrastare dispersione scolastica e devianza minorile. «Si tratta di una legalità organizzata costruita attraverso reti di relazioni capaci di rispondere ai bisogni dei minori prima che attecchiscano narrazioni antisociali e criminali», osserva Carlo Colloca, docente di Sociologia dell’Università di Catania e delegato del Rettore presso l’Osservatorio metropolitano per la prevenzione della devianza minorile.
Nel frattempo la rete delle parrocchie e delle associazioni continua a rappresentare uno dei principali argini sociali della città. Le cinquanta parrocchie monitorate dal rapporto hanno raggiunto oltre 8.400 beneficiari, mentre le venti associazioni coinvolte hanno seguito più di 12.500 persone, tra distribuzione alimentare, sostegno psicologico, consulenze legali e aiuti alle famiglie.
