Commento di Suor Cristiana Scandura
Martedì della IX settimana del Tempo Ordinario
Letture: 2Pt 3,11-15.17-18 Sal 89 Mc 12,13-17
“È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?” (Mc 12,14).
Nel Vangelo odierno Gesù, alla domanda insidiosa dei farisei, dà una risposta semplice e complessa insieme, che si può spiegare in molti modi. L’odio nei confronti di Gesù è riuscito a mettere insieme due partiti inconciliabili: i farisei, che conosciamo per la loro rigidezza nell’applicare le norme religiose, e gli erodiani, che, come il re cui si ispiravano, utilizzava la religione per fini politici.
L’obiettivo è uno solo: mettere in difficoltà il Maestro di Nazareth. Gli erodiani, alleati dell’invasore romano, consideravano giusto pagare le tasse a Roma. I farisei lo consideravano invece un sopruso. La domanda è tendenziosa perché, come precisa l’evangelista, i farisei e gli erodiani cercano di coglierlo in fallo nel discorso, per poterlo poi accusare. Gesù chiede allora di portargli un denaro e mostra loro l’immagine dell’Imperatore che vi era impressa.
Secondo la concezione diffusa a quel tempo la moneta apparteneva a colui che vi imprimeva la sua immagine. Il tributo era perciò la modalità legittima con cui si riconosceva concretamente il suo governo. Si trattava in questo modo di “restituire” all’autorità quello che l’autorità esercitava legittimamente come servizio. L’uomo, tutto l’uomo ed ogni uomo, appartiene invece a Dio, perché ne è l’immagine «Dio creò l’uomo a sua immagine» (Gen 1,27). Rendiamo dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio (cfr Mc 12,17).
