• 9 Febbraio 2026 8:19

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento a cura di Suor Cristiana Scandura

Giovedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Letture: Ml 3,13-20   Sal 1   Lc 11,5-13

“Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: «Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli», e se quello dall’interno gli risponde: «Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani», vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono” (Lc 11,5-8).

I discepoli chiedono a Gesù che insegni loro a pregare ed Egli risponde raccontando una storia di amicizia. Una storia d’amicizia ci insegna come pregare, una vicenda di affetti è il segreto della preghiera. “Amico, prestami tre pani, perché è arrivato da me un amico”.

Un uomo è uscito nella notte, ha camminato fino alla casa dell’amico, bussa e non chiede per sè, ma per un amico che a sua volta ha camminato nella notte. Siamo così: povera gente, ricca solo di amici, che per avere del pane, per avere ciò che fa vivere, trova nel proprio mondo di affetti il coraggio di uscire nel colmo della notte, di bussare a porte chiuse, di chiedere e tornare a chiedere.

Nella notte, ma guidati dalla bussola del cuore. E non solo dalla mappa dei nostri bisogni. Il pane e gli amici sono necessari e sufficienti a vivere bene. E allora questo mondo e le sue notti si coprono di una rete di strade che ci portano da casa a casa, da cuore a cuore.

Il mondo si copre di un fittissimo reticolo di fiducia: pregare è far circolare il pane dell’amore, nelle vene del mondo; pregare è instaurare in questa storia sfiduciata e diffidente un tessuto finalmente di fiducia (Ermes Ronchi).