• 9 Febbraio 2026 10:02

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Dedicazione della Basilica di San Francesco

Letture:  Ap 21,2-5; Sal 94; Gv 10,22-30

Riflessione biblica

“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono” (Gv 10,22-30). frati-conventuali-300x225 Conoscere, ascoltare e seguireÈ festa della famiglia francescana, il gregge di Dio, radunato dalla parola di Gesù sotto la guida fraterna di Francesco di Assisi. E la liturgia ci invita a riflettere sull’identità del cristiano: uno che ascolta la voce di Gesù, è da lui conosciuto, lo segue. Ascoltare Gesù: senza l’ascolto della sua parola, non possiamo conoscere Gesù; senza conoscere Gesù, non possiamo seguirlo; senza seguirlo, non si ha la vita eterna. Per questo, Francesco: “non fu un ascoltatore sordo del Vangelo, ma, affidando ad una encomiabile memoria tutto quello che ascoltava, cercava con ogni diligenza di eseguirlo alla lettera” (FF 357). Conoscere: dall’ascolto nasce la conoscenza intellettuale, che ci permette di comprendere il messaggio di Gesù, e la conoscenza del cuore, che ci rende saggi nella verità, operosi nella carità e aperti al futuro di Dio: “Dio vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante il suo Spirito” (Ef 3,16). Fu l’itinerario intimo di Francesco: “Il suo intelletto, libero dalla nebbia densa delle cose terrene e non più soggetto alle lusinghe della carne, saliva leggero alle altezze celesti e si immergeva puro nella luce. Irradiato dallo splendore della luce eterna, attingeva dalla Parola increata ciò che riecheggiava nelle parole” (FF 640). Seguire: fare il cammino di amore di Gesù, abbracciando ogni giorno la Croce, ed essere docili all’azione dello Spirito: “Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio” (Rom 8,13,14). Per questo preghiamo con Francesco: “Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo” (FF 233).

Lettura esistenziale

frati-verna-300x200 Conoscere, ascoltare e seguire“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono” (Gv 10,27). La voce di chi ci vuole bene giunge ai sensi del cuore prima del contenuto delle parole, lo avvolge e lo penetra, perché pronuncia il nostro nome come nessuno. È l’esperienza di Maria di Magdala al mattino di Pasqua, di ogni bambino che, prima di conoscere il senso delle parole, riconosce la voce della madre, e smette di piangere e sorride e si sporge alla carezza. La voce è il canto amoroso dell’essere: Una voce! L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline (Ct 2,8). E prima ancora di giungere, l’amato chiede a sua volta il canto della voce dell’amata: la tua voce fammi sentire (Ct 2,14). Perché le pecore ascoltano? Non per costrizione, ma perché la voce è bellissima e ospita il futuro. “Io do loro la vita eterna!” (Gv 10,28). La vita è data, senza condizioni, senza paletti e confini, prima ancora della mia risposta; è data come un seme potente. Due generi di persone si disputano il nostro ascolto: i seduttori e i maestri. I seduttori, sono quelli che promettono vita facile, piaceri facili; i maestri veri sono quelli che donano ali e fecondità alla tua vita. Il Vangelo ci sorprende con una immagine di lotta: “Nessuno le strapperà dalla mia mano” (Gv 10,28). Le sue sono le mani forti di un lottatore contro lupi e ladri, mani vigorose che stringono un bastone da cammino e da lotta. L’eternità è la sua mano che ti prende per mano. Come passeri abbiamo il nido nelle sue mani; come un bambino stringo forte la mano che non mi lascerà cadere (Ermes Ronchi).