Commento di Fra Giuseppe Di Fatta
XVIII Domenica Tempo ordinario – Anno B
Letture: Esodo 16,2-4.12-15; Salmo 77; Efesini 4,17.20-24; Giovanni 6,24-35
Un caro saluto di gioia e pace a tutti voi!
Il Vangelo di questa 18° domenica continua il capitolo 6° di S. Giovanni.
Gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?» Gesù rispose loro: «In verità , in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Ricordiamo che domenica scorsa abbiamo ascoltato il Vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù ci dice che questo miracolo non è la semplice soluzione alla necessità del cibo, per risolvere il problema della fame nel mondo. Esso ha per noi valore di segno, cioè qualcosa di simbolico che rimanda a un valore più alto e più profondo. E si lamenta di essere cercato solo per le nostre necessità primarie, senza saper andare oltre. Bisogna decidersi se cercare i doni di Dio o il Dio del dono!
Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà . Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gesu è maestro e dal rimprovero passa subito all’esortazione. Chiede un cambio di mentalità , una vera e propria conversione: passare dalla ricerca del cibo transitorio, a un cibo che dura per sempre e che solo Lui ci può dare. Perché il Figlio ha ricevuto dal Padre il sigillo dello Spirito Santo. Infatti L’uomo non vive soltanto di pane, ma di quanto esce dalla bocca del Signore. (Dt 8,4)
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Tutte le parole, i segni e le opere compiute da Gesù mirano a suscitare in noi la fede, per ottenere la vita eterna. È vero, la fede ci spinge necessariamente a compiere opere di carità , soprattutto verso i più bisognosi. Ma prima di ogni azione da compiere, bisogna coltivare, purificare e far crescere la nostra fede, senza della quale ogni opera buona è un semplice esercizio di filantropia. Verso la fine del vangelo, San Giovanni dirà esplicitamente quale è stato l’obiettivo del suo scrivere: Gesù fece molti segni. Questi sono stati scritti perché crediate che Egli è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché credendo, abbiate la vita nel suo nome. (Gv 20,31)
Continua: «In verità , in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Se Mosè nel passato era stato un grande uomo, ottenendo che al popolo affamato nel deserto Dio donasse la manna, ancor di più oggi il Padre ci offre Gesù, il vero pane che viene dal cielo. Egli dà la vita al mondo, nel senso che muore per noi, e risorgendo ci vivifica, cioè ci offre la possibilità di una vita nuova.
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». Bellissima questa invocazione: Signore, dacci sempre questo pane! Abbiamo bisogno di Te, senza di te non possiamo fare nulla, siamo nulla! Il Signore Gesù è veramente il pane della vita, colui che, proprio in questo nostro pellegrinaggio terreno, è capace di colmare tutti i nostri appetiti e i nostri bisogni. Ogni fame, ogni sete, ogni aspirazione, ogni desiderio trova in Lui, e solo in Lui, pienezza di realizzazione. Digiunare o fare la dieta di questo pane, significa non vivere, condannarsi a una vita senza senso e senza significato. Facciamo nostra questa preghiera e ripetiamola spesso: Signore, dacci sempre questo pane!
Una santa e gioiosa domenica a tutti!
