• 24 Giugno 2024 14:29

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Dieci anni senza Fra Giacomo Bini, testimone di fede e di minorità

Il 9 maggio 2014 tornava alla Casa del Padre Fra Giacomo Bini, ricordato non solo per il suo sessennio da Ministro generale dell’Ordine (1997 – 2003), ma soprattutto per la sua testimonianza: di fedele, di frate, di minore.

Una «persona profondamente umana, Frate minore che “ha osato” vivere radicalmente il Vangelo, vero uomo di Dio, padre e guida per tante persone religiose e laiche, missionario generoso, voce “profetica” per la Famiglia Francescana», si legge nella Necrologia di Acta Ordinis 2014 vol. II (pagg. 348-364), curata da Fra Vincenzo Brocanelli, OFM e che ci aiuta a delineare la figura di Fr. Giacomo e soprattutto la sua incredibile attualità nel mondo contemporaneo.

Nato in un piccolo villaggio delle Marche a Ostra Vetere (Ancona-Italia), il 23 agosto 1938, visse un’infanzia segnata dal secondo conflitto mondiale; a 12 anni entrò nel Collegio serafico a Potenza Picena per divenire Frate Minore nella Provincia Picena S. Giacomo della Marca. Emise la professione solenne il 17 settembre 1963 e venne ordinato sacerdote il 14 marzo 1964.

Erano gli anni del Concilio Vaticano II (1962 – 1965) e il giovane Fr. Giacomo si lasciò contagiare dallo spirito conciliare, compiendo gli studi superiori in liturgia, che insegnò agli studenti di teologia di Jesi e ai seminaristi di Fano. Al convento di San Bernardino a Urbino, da Guardiano, sviluppò uno stile di vita e di attività nuovo per la Fraternità, aprendo le porte del convento alle famiglie della parrocchia, prestando grande attenzione ai “segni dei tempi”: la sua sana inquietudine interiore lo portava a cercare sempre qualcosa di più profondo, di più autentico, di più fedele al carisma francescano. Da qui la sua teorizzazione dell’identità francescana “in via”, così attuale oggi, sempre in cammino, in costruzione, come risposta ad una continua ricerca di autenticità evangelica. «È un’esigenza richiesta dal Vangelo stesso e dai cambiamenti storici. È la condizione per non rimanere fuori dalla storia. Una identità aperta, cioè attenta ai segni dei tempi, al nostro mondo. Aperta nel senso di appartenenza alla Chiesa, all’Ordine prima che a una Entità determinata», scrisse (e mai pronunciò) per il Congresso sulle Missioni del 19-28 maggio 2014.

In questa sua vocazione così dinamica, Fr. Giacomo non si tirò indietro davanti al “Progetto Africa”, la “chiamata missionaria” che il Definitorio generale guidato da Fr. John Vaughn presentò nel 1982.
Fu in Rwanda dal 1983 al 1989 e per sintetizzare la sua opera missionaria riportiamo la testimonianza di una giovane rwandese, diventata poi Clarissa: «A Kivumu, il suo passaggio è segnato profondamente dal ricordo indelebile di una vita francescana vicina alla gente, ricca di minorità, di semplicità, e di tutte le virtù francescane. I frati avevano abolito tutte le distanze, parlavano come noi la lingua dei nostri antenati, si nutrivano con le stesse patate e apprezzavano la stessa bevanda locale forse più di noi. Si contentavano di poco e aiutavano tutti».

Fr. Giacomo si occupò di tantissime cose, soprattutto di formazione; ascoltatore attento, frate minore fedele, sapeva che la sua presenza in terra africana aveva l’obiettivo dell’implantatio dell’Ordine dei Frati Minori, concetto che non mancava di ricordare ai nuovi missionari e ai novizi locali. Si spostò in Tanzania dal 1989 al 1992, per poi essere nominato Ministro provinciale della neonata Provincia di San Francesco al Capitolo di Nairobi del 1992. Nello stesso anno venne redatta e pubblicata la “Ratio Formationis” della Provincia, sulla traccia della “Ratio Formationis Franciscanae” dell’Ordine pubblicata nel 1991. «La nostra formazione ci deve rendere capaci di leggere i segni dei tempi alla luce del Vangelo, invece di utilizzare comodamente strutture non inculturate o “ciò che abbiamo fatto abitualmente altrove”» disse durante il Capitolo delle Stuoie del 1993 celebrato a Nairobi.

Quasi a sorpresa nel Capitolo generale di Assisi del 1997 Fr. Giacomo Bini venne eletto Ministro generale: molti sono i documenti prodotti in quel sessennio e successivamente, attuali ancora oggi come le sue parole pronunciate nella Lettera di Pentecoste del 2000: «Se osassimo…! Se osassimo fidarci totalmente di Lui, come ha fatto Francesco!».

In questo breve ricordo – forse troppo breve per la sua figura così rilevante – riportiamo le sue parole pronunciate in occasione dell’apertura del Capitolo generale del 2003: «Siamo chiamati a verificare ciò che siamo e stiamo facendo, la nostra vita di discepoli e di apostoli inviati da Gesù in tutto il mondo. Soprattutto, siamo invitati a discernere con intelligenza i germi di vita nuova, spesso nascosti, che affiorano nel contesto delle nostre culture, per farli sviluppare sotto il soffio dello Spirito».