• 9 Febbraio 2026 7:43

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Lunedi della V settimana del Tempo Ordinario

Letture: Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62; Sal 22; Gv 8,1-11

Riflessione biblica

“Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?” (Gv 8,1-11). Enigmatica la risposta silenziosa di Gesù: “Chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra” (Gv 8,6). Sapiente la sua difesa della donna: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei” (Gv 8,7). Meravigliosa la sua comprensione: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?” (Gv 8,10). “Donna”, non peccatrice o titoli degradanti. La difende, gli restituisce la sua dignità di essere umano, di figlia di Dio. “Nessuno ti ha condannata?”: non la condanna, ma con misericordia la invita a farsi conquistare dall’amore di Dio: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8,11). Gesù rimase solo con lei e, a differenza di farisei e scribi, instaurò una relazione umana di comprensione e di tenerezza, un dialogo di vero amore. “Nessuno ti ha condannata?”: gli osservanti della Legge mosaica stavano trasgredendo la legge che volevano applicare alla donna: “Quando un uomo verrà trovato a giacere con una donna maritata, tutti e due dovranno morire: l’uomo che è giaciuto con la donna e la donna. Così estirperai il male da Israele” (Dt 22,22). Gesù non condannò, scrisse a terra la condanna degli accusatori e insegnò a noi la via della misericordia: “Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,13). Apriamoci all’amore misericordioso, che cerca di recuperare il fratello o la sorella che sbaglia: “Noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene per edificarlo. Accogliamoci perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse noi, per la gloria di Dio” (Rom 15,1-2.7).

Lettura esistenziale

“Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo” (Gv 8, 3-6). Mentre sta insegnando nel Tempio, gli scribi e i farisei conducono a Gesù una donna sorpresa in adulterio. In questi casi la legge mosaica prevedeva la lapidazione della donna. Quegli uomini chiedono a Gesù di giudicare la peccatrice con lo scopo di “metterlo alla prova” e di spingerlo a fare un passo falso. La scena è carica di drammaticità: dalle parole di Gesù dipende la vita di quella persona, ma anche la sua stessa vita. Gli accusatori ipocriti, infatti, fingono di chiedergli un giudizio sulla donna, ma in realtà è proprio Lui che vogliono accusare e giudicare. Gesù, invece, è “pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14): Egli sa che cosa c’è nel cuore di ogni uomo, vuole condannare il peccato, ma salvare il peccatore e smascherare l’ipocrisia. L’evangelista san Giovanni dà risalto ad un particolare: mentre gli accusatori lo interrogano con insistenza, Gesù si china e si mette a scrivere col dito per terra. Osserva sant’Agostino che quel gesto mostra Cristo come il legislatore divino: infatti, Dio scrisse la legge col suo dito sulle tavole di pietra. Gesù dunque è il Legislatore, è la Giustizia in persona. E qual è la sua sentenza? “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. Queste parole sono piene della forza disarmante della verità, che abbatte il muro dell’ipocrisia e apre le coscienze ad una giustizia più grande, quella della misericordia, in cui consiste il pieno compimento di ogni precetto.