Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
Feria propria del 17 dicembre
Letture: Gn 49,2.8-10; Sal 71; Mt 1,1-17
Riflessione biblica
Genealogia di Gesù Cristo, figlio di David, figlio di Abramo” (Mt 1,1-17). Una sfilza di nomi, difficili anche a pronunciarsi. Eppure, ognuno di essi segna una tappa della nostra salvezza. Essa ha inizio nella decisione eterna e salvifica di Dio, che “ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16), e ha preso consistenza nella storia degli uomini.
Nonostante ciò, a chi interessa una lista di nomi di personaggi per lo più sconosciuti? Per gli antichi ebrei le genealogie avevano un interesse sociale e religiosο, per noi, questo lungo elenco di nomi ci rende indifferenti. In verità, le genealogie hanno poco valore in se stesse: “Non aderire a favole e a genealogie interminabili, le quali sono più adatte a vane discussioni che non al disegno di Dio, che si attua nella fede” (1Tm 1,4). Non è la “genealogia di Gesù” che conta, ma ciò che ci vuol trasmettere: il disegno di Dio nel suo svolgimento lungo i secoli della storia umana. Tutta la storia dell’umanità è diretta da Dio ed orientata a Cristo: Abramo, David e tutti gli uomini e donne della genealogia fanno parte della storia di Gesù, una storia di gloria, ma anche di peccato, che Dio nella sua misericordia porta a compimento: “La salvezza non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha misericordia” (Rom 9,16). È una genealogia stilizzata: non tutti gli antenati di Gesù, ma coloro, uomini e donne, che hanno avuto un ruolo nella storia della salvezza. In particolare, Abramo: “egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza, noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione” (Rom 4,18.24-25). David, il Re messianico: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri. Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù” (At 13,22-23)
Lettura esistenziale
“Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo” (Mt 1, 1). Con l’odierna Liturgia entriamo nell’ultimo tratto del cammino di Avvento, che esorta ad intensificare la nostra preparazione, per celebrare con fede e con gioia il Natale del Signore, accogliendo con intimo stupore Dio che si fa vicino all’uomo, a ciascuno di noi. Il brano del Vangelo di Matteo ci presenta la “genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo” (Mt 1,1), sottolineando ed esplicitando ulteriormente la fedeltà di Dio alla promessa, che Egli attua non soltanto mediante gli uomini, ma con loro. Il Messia atteso, oggetto della promessa, è vero Dio, ma anche vero uomo; Figlio di Dio, ma anche Figlio partorito dalla Vergine, Maria di Nazareth. Oggi il Vangelo, che elenca una lunga lista di nomi, ci ricorda che la genealogia di Gesù, è riconoscibile nella storia e Matteo che è ebreo, la scrive per gli ebrei. Eppure sappiamo che molti di loro non hanno riconosciuto in Gesù il Messia atteso, perché lo aspettavano nella veste di re, di vincitore, di conquistatore; attendevano un Messia che li avrebbe resi ricchi e potenti, conquistato terre per loro, liberato dal potere romano. Eppure la Scrittura aveva già attestato di Lui: “Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta” (Is 42, 2-3). Gesù viene nell’umiltà e nella mitezza, atteggiamenti che ogni Suo discepolo deve fare propri. La mitezza, è l’esatto opposto della violenza che, sappiamo bene, può stare già in uno sguardo, in un pensiero, nelle parole. L’umiltà è sorella della mitezza. È avere la coscienza di ciò che si è, con i propri pregi e i propri limiti, accettandoli serenamente, e avendo la capacità di ringraziare il Signore per il bene che ci dona di compiere e chiedendo perdono per gli errori che commettiamo quando ci allontaniamo da Lui.
