Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
Feria propria dell’8 Gennaio
Letture: 1Gv 4,7-10; Sal 71; Mc 6,34-44
Riflessione biblica
“Gesù vide molta folla e si commosse per loro: erano come pecore senza pastore” (Mt 6,34-44). Letto alla luce dell’Epifania, Gesù si manifesta a noi, popolo di Dio, come il “vero pastore” del popolo di Dio, che ha compassione del suo popolo: “Io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. Le condurrò in ottime pasture e il loro pascolo sarà sui monti alti d’Israele; là si adageranno su fertili pascoli e pasceranno in abbondanza sui monti d’Israele” (Ez 34,11.14.16).
Queste parole sono di conforto per noi: non siamo soli nel cammino spirituale; abbiamo bisogna che Gesù ci conduca per il giusto cammino e ci insegni molte cose. In primo luogo, ci insegna la solidarietà con i fratelli bisognosi: “Voi stessi date loro da mangiare”. La fame è tanta ed è diversificata: fame di pane, di verità, di giustizia, di amore. Attenzione! Gesù non vuole maghi, ma persone che sanno essere solidali con i fratelli bisognosi di aiuto, che sanno mettere in gioco i propri talenti con generosità e sapienza di cuore: “Se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio? Non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (Gv 3,17-18). Non è importante ciò che si dona, ma che lo si doni per amore e in comunione con Gesù: “Chi serve Cristo in queste cose, è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini” (Rom 14,8). Andiamo dietro a Gesù, il buon pastore e impareremo la solidarietà dell’amore. Egli è colui che sazia la nostra fame di verità, di giustizia e di amore. E il cibo che ci dona è la sua parola e il suo corpo, entrambi rimedi di vita eterna. Ci nutre con la sua parola: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4); anzi, “le sue parole sono spirito e vita” (Gv 6,63). Non ci dà solo parole o cibo materiale, ma ci comunica il suo Spirito che guida il nostro cammino spirituale e produce in noi “il frutto dell’amore”, che è gioia, pace, benevolenza, mitezza e dominio di noi stessi (Gal 5,22) e la comunione con tutti gli uomini che hanno bisogno della presenza salvifica di Cristo.
Lettura esistenziale
“Voi stessi date loro da mangiare” (Mc 4, 37). Il Vangelo odierno descrive il miracolo della moltiplicazione dei pani, che Gesù compie per una moltitudine di persone che lo hanno seguito per ascoltarlo ed essere guariti da varie malattie. Sul far della sera, i discepoli suggeriscono a Gesù di congedare la folla, perché possa andare a rifocillarsi. Ma il Signore ha in mente qualcos’altro: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mc 4, 37). Essi, però, non hanno altro che cinque pani e due pesci. Gesù allora compie un gesto che fa pensare al sacramento dell’Eucaristia: “Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro” (Mc 4, 41).
Il miracolo consiste nella condivisione fraterna di pochi pani che, affidati alla potenza di Dio, non solo bastano per tutti, ma addirittura avanzano, fino a riempire dodici ceste. Il Signore sollecita i discepoli affinché siano loro a distribuire il pane per la moltitudine; in questo modo li istruisce e li prepara alla futura missione apostolica: dovranno infatti portare a tutti il nutrimento della Parola di vita e del Sacramento. La comunione con il Corpo di Cristo, che ci rende testimoni della compassione di Dio verso di noi, ci deve portare ad essere attenti e solleciti verso i bisogni del nostro prossimo.
Il poco che abbiamo, se lo affidiamo alle mani di Gesù e lo condividiamo con fede, diventa una ricchezza sovrabbondante. Non sempre chi ci sta accanto ha bisogno di beni materiali, ma di ascolto, di accoglienza, di un sorriso o di una buona parola, in altri termini: di amore e di tenerezza.
L’amore, come la gioia, più si divide (o si condivide) e più si moltiplica.
