• 9 Febbraio 2026 7:57

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento al Vangelo di Don Ciro Lo Cicero

XI domenica del Tempo Ordinario (A)

Letture: Es 19,2-6; Sal 99; Rm 5,6-11; Mt 9,36-10,8

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

gesu-4-300x157 In missione tra la genteIl brano evangelico di questa domenica è preceduto da un versetto in cui l’evangelista Matteo sottolinea l’ansia apostolica che spinge Gesù a portare la buona novella per tutte le città e i villaggi. Gesù non intende trascurare nessuno di coloro che il Padre gli ha dato. Gesù è il pastore definitivo che insegna la verità, predica la venuta del Regno, invita alla conversione e alla penitenza, cura le infermità.

In questa sua attività evangelizzatrice coinvolge i Dodici perché collaborino con lui nell’annuncio del regno: «I nomi dei dodici apostoli sono: primo Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì» (Mt 10,2-4). Dodici apostoli come dodici erano le tribù di Israele, nella novità e continuità del progetto salvifico. Essi sono chiamati a imitare l’atteggiamento del Maestro: nell’annuncio come nell’operosità, portando a tutti la liberazione dal male. Sono inviati innanzitutto alla casa di Israele: «… rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele» (Mt 10,6).

A primo impatto sembra un brano di vocazione, in realtà vuol dirci molto di più. Tutto parte dal disorientamento di quelle folle che Gesù paragona a pecore stanche e sfinite. Gesù intercetta il loro bisogno e avverte per loro un senso di compassione: quelle folle hanno bisogno di un pastore, come lo era stato per Mosè con il suo popolo. L’amara constatazione di Gesù ci deve fare riflettere: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!» (Mt 9,37). Le forze sono poche. E se la messe non è curata e non si raccoglie a tempo opportuno, cresce selvatica. Si perde il prezioso raccolto.

Mi chiedo: ma chi sono questi operai?

Forse per la maggior parte gli operai corrispondono alle figure istituzionali della comunità cristiana come i sacerdoti e le persone consacrate. Non è così! L’invito di andare a portare il Vangelo è rivolto a tutti coloro che, avendo accolto nel loro cuore Cristo, sentono dentro di sé l’urgenza di condividere con tutti la loro fede, l’amore che hanno per Gesù.

E’ una missione che riguarda tutti noi, nessuno escluso. «Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!» (Mt 9,38).

Gesù ci indica la via per ottenere da Dio il dono di nuovi operai per la sua vigna: la preghiera. Dobbiamo crederci seriamente. La preghiera fa miracoli. Bisogna pregare col cuore, mai riducendola ad una questione di labbra o di formule fatte.

Chiediamo al Signore, ancora una volta, il dono della sua presenza ed assistenza e diciamogli: “Signore, manda operai nella tua messe! Aiutami ad essere anch’io un buon lavoratore nella tua vigna!”.

Una buona e santa domenica a tutti.