• 23 Luglio 2024 17:33

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

San Benedetto da Norcia

Letture: Pr 2,1-9; Sal 33; Mt 19,27-29

Riflessione biblica

“Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?” (Mt 19,27-29). Affermazione forte, che ci offre tre approfondimenti sapienziali: “lasciato tutto”, “seguire Cristo”, “che cosa ne avremo?”. “Lasciato tutto”: è condizione essenziale per la sequela di Gesù. Bisogna lasciare le ricchezze, per abbracciare Cristo povero e crocifisso: “Mi sono lasciato crocifiggere con Cristo, non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,19-20). Lasciare il proprio io, cioè quella pretesa di seguire le proprie idee, invece di lasciarsi plasmare dalla parola del Vangelo: “Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso” (1Cor 2,1-2). Lasciare gli affetti più cari, le relazioni umane, familiari e personali, che in qualche modo possono intaccare e svilire la sua decisione di seguire il proprio maestro “dovunque egli vada”: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Lc 14,26). “Seguire Cristo”: il lasciare tutto richiede una convinzione profonda di fede, che ci fa desiderare una sola ricchezza: “Ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo per conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti” (Fil 3,7-8.10-11). Per questo, S. Benedetto ha scritto: “Nulla assolutamente anteponiamo a Cristo e così egli, in compenso, ci condurrà tutti alla vita eterna” (Regola). “Che cosa ne avremo?”: non cerchiamo ricchezze moltiplicate per cento, ma Cristo, “in cui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza” (Col 2,3). Egli è il nostro premio e la vita eterna: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17,3).

Lettura esistenziale

«Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?» (Mt 19, 27). Pietro, si fa portavoce di tutto il gruppo degli Apostoli e chiede a Gesù quale sarà la loro ricompensa per il fatto di avere lasciato tutto per seguirlo. Verrebbe da rispondere: carissimo Pietro, ma non vedi che la ricompensa è proprio davanti a te, nella persona stessa di Gesù? Ma Gesù invece, prendendolo “con il suo verso” gli risponde: “Desideri una casa? Ebbene te ne darò cento. Vuoi affetto? Ti colmerò di fratelli, sorelle, padri e madri. Cerchi terreni? Ti darò il Cielo. Vuoi vita? Ti darò quella vera ed eterna”. Carissimo Pietro, credo che a conti fatti, a te e a me, ad ogni persona, conviene seguire un tale Signore e Maestro, non credi? Tutti desideriamo le medesime cose: amore, stima, gioia, sicurezza. In Gesù le troviamo centuplicate, è proprio perché abbiamo sperimentato questo che siamo capaci di lasciare il resto. Come dice S. Paolo, “quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo” (Fil 3, 7s).