Commento di Suor Cristiana Scandura
Martedì della VI settimana di Pasqua
Letture: At 16,22-34 Sal 137 Gv 16,5-11
«Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò» (Gv 16,7).
Tutti noi, specialmente quando attraversiamo momenti difficili, cerchiamo conforto e consolazione. Ma spesso ricorriamo solo a consolazioni terrene, che svaniscono presto. Gesù ci offre oggi la consolazione del Cielo: lo Spirito Santo, il «Consolatore perfetto».
Qual è la differenza? Le consolazioni del mondo sono come gli anestetici: danno un sollievo momentaneo, ma non curano il male profondo che ci portiamo dentro. Possono distrarre, ma non guariscono alla radice. Agiscono in superficie, a livello dei sensi e difficilmente del cuore. Solo chi ci fa sentire amati così come siamo dà pace al cuore.
Lo Spirito Santo, l’amore di Dio, visita nell’intimo il nostro cuore, come «ospite dolce dell’anima». Egli è la tenerezza stessa di Dio, che non ci lascia mai soli.
Anche noi siamo chiamati, in virtù dello Spirito Santo, ad essere “consolatori”. In che modo? Non facendo grandi discorsi, ma semplicemente facendoci prossimi; non con parole di circostanza, ma con la preghiera e la vicinanza. Ricordiamo che la vicinanza, la compassione e la tenerezza sono lo stile di Dio, sempre.
