• 23 Maggio 2024 5:47

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Santi Pietro e Paolo

Letture: At 12,1-11; Sal 33; 2Tm 4,6-8.17-18; Mt 16,13-19

Riflessione biblica

“Ma voi, chi dite che io sia?” (Mt 16,13-19). Non è un sondaggio di opinioni, ma un invito ad esprimere il nostro atto di fede in Gesù, il Figlio del Dio vivente. Su Gesù, “pietra angolare”, ciascuno edifica secondo quel carisma che Dio gli ha concesso: “A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo” (Ef 4,7), per “edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (Ef 4,12-13). Gli apostoli l’hanno fatto per primi, noi seguendone l’esempio. Pietro, la roccia, nella fede proclama “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” e ci invita ad esprimere il nostro amore a Cristo: “Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime”. È su Gesù che dobbiamo edificare la nostra santità di vita: “Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo” (1Pt 2,4-5). Paolo, apostolo delle genti, non volle altro fondamento della sua missione, se non Cristo: “Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento, Gesù Cristo; nessuno infatti può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo” (1Cor 3,10-11). Nessun altro amore operò nella sua vita: “L’amore di Cristo ci spinge al pensiero che uno è morto per tutti, perché tutti quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro” (2Cor 5,14-15). Amò Gesù e invitò tutti ad immedesimarsi nel suo mistero: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20). Anzi, reputò tutto “una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, suo Signore” e affermò: “Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo, perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti” (Fil 3,8.10). Seguiamo la via di amore di Pietro e Paolo: innamoriamoci di Gesù Cristo.

Lettura esistenziale

“Ma voi chi dite che io sia?” (Mt 16, 15). La Parola di Dio oggi ci interpella con una questione cruciale: “Chi è per te Gesù di Nazaret?”.  La risposta di Pietro è netta e immediata: “Tu sei il Cristo”, cioè il Messia, il consacrato di Dio mandato a salvare il suo popolo. Pietro e gli altri apostoli, dunque, a differenza della maggior parte della gente, credono che Gesù non sia solo un grande maestro, o un profeta, ma molto di più. Hanno fede: credono che in Lui è presente e opera Dio. Subito dopo questa professione di fede, però, quando Gesù per la prima volta annuncia apertamente che dovrà patire ed essere ucciso, lo stesso Pietro si oppone alla prospettiva di sofferenza e di morte. Gesù allora deve rimproverarlo con forza, per fargli capire che non basta credere che Lui è Dio, ma spinti dalla carità bisogna seguirlo sulla sua stessa strada, quella della croce (cfr Mc 8, 31-33). Gesù non è venuto a insegnarci una filosofia, ma a mostrarci una via, anzi, “la” via che conduce alla vita. Questa via è l’amore, che è l’espressione della vera fede. Se uno ama il prossimo con cuore puro e generoso, vuol dire che conosce veramente Dio. Se invece uno dice di avere fede, ma non ama i fratelli, non è un vero credente. Dio non abita in lui. Lo afferma chiaramente san Giacomo: “Se la fede non è seguita dalle opere, in se stessa è morta” (Gc 2, 17). San Giovanni Crisostomo, proprio commentando il passo citato della Lettera di Giacomo scrive: “Uno può anche avere una retta fede nel Padre e nel Figlio, così come nello Spirito Santo, ma se non ha una retta vita, la sua fede non gli servirà per la salvezza. Quando dunque leggi nel Vangelo: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio» (Gv 17, 3), non pensare che questo verso basti a salvarci: sono necessari una vita e un comportamento purissimi”.