Nell’intervista Santoro fa cenno alle varie problematiche riscontrate facendo una sorta di bilancio del suo operato soffermandosi su alcune criticità che riguardano le società partecipate del Comune di Messina. L’ex Commissario alla domanda quale problematiche ha riscontrato, risponde: «La Social City, ad esempio, aveva chiesto circa 200 assunzioni, io le ho stoppate, chiedendo che prima si attingesse alla long list o si stabilizzassero i precari storici, come quelli ex Casa Serena. Che io sappia, però, non è stato fatto. E sempre alla Social City, avevo sollecitato, dopo diverse lamentele, sia per iscritto che con vive raccomandazioni, la soluzione di alcune criticità alla Casa di Vincenzo. Ma anche qui non ho avuto riscontro».
Nell’agosto del 2021 alla scadenza del contratto per la Casa di Vincenzo, l’Assessore ai Servizi Sociali Dott.ssa Calafiore, prendendo visione e consapevolezza della grave situazione della gestione del dormitorio pubblico, cerca di porre rimedio dimezzando gli operatori Osa e inserendo delle figure professionali per poter aiutare gli ospiti a fare un percorso rieducativo. Fumata nera, anzi nerissima, perché anziché escludere coloro che erano causa delle problematiche segnalate più volte, sono stati trasferiti in altri servizi quelli che avrebbero potuto dare un apporto migliore. La logica della parentopoli e del clientelismo ancora una volta ha prevalso sui bisogni reali della povera gente che spesso e volentieri si vede umiliata e maltrattata perché si fa la pipì addosso, o perché non rispetta le norme e le regole della casa, dimenticandosi che quegli ospiti sono persone che da anni vivono in strada e che comunque hanno dei problemi proprio legati all’osservanza delle regole. Donne lasciate fuori con bambini piccolissimi perché non avevano il tampone, altri non ospitati perché il documento era straniero o scaduto… senza provvedere a chiamare ne l’unità di strada della Medihospes che provvede a fare il tampone a qualsiasi ora, ne altre case di accoglienza, lavandosi le mani stile Ponzio Pilato e lasciando al freddo e sotto la pioggia il mal capitato. Preciso che tutto questo l’ho visto io con i miei occhi più di una volta.
Perché questa perseveranza a sguazzare nell’errore? Qual è la paura che blocca un rinnovamento? Forse perché le alleanze con qualche sindacato potrebbero nuocere e inquietare qualcuno ai vertici? Perché qualcuno non la vuole dare vinta ai suoi nemici, tra questi io? Rifiutandosi di capire che ne gioverebbe per l’immagine dell’azienda e soprattutto dei poveri. Forse l’amore più per i finanziamenti che per i poveri ostacola la consapevolezza che l’uomo va promosso, aiutato, rispettato, custodito a priori?
Ma se la casa di Vincenzo, nonostante gli sforzi di alcuni educatori, o come mi è stato detto dagli ospiti stessi, della nuova responsabile, continua purtroppo ad essere un disastro per tanti motivi che non sto qui a scrivere, c’è il “Centro Mai più ultimi”, voluto dall’Assessore Calafiore e sempre gestito dalla Socialcity che, grazie alla competenza e alla sensibilità della Dottoressa Dinah Caminiti è un punto di riferimento per tanti poveri della città. So di attirarmi ancora di più le ire funeste, le calunnie e forse qualche denuncia, ma credetemi non importa… quando ho messo l’abito che indosso ho fatto il proposito di essere voce di chi non ha voce.
Riguardo la minaccia di una denuncia? non vedo l’ora, così possiamo fare chiarezza su tante vicende.Mi auguro invece che prevalga il buon senso e che gli organi di competenza possano intervenire per poter custodire i poveri vera carne di Cristo e non mera fonte di guadagno.
