• 20 Luglio 2024 15:22

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Naro. Incendiati 30 ettari coltivati a grano: a fuoco i terreni di Libera

Una grande chiazza nera sulla collina di contrada Gibbesi nel comune di Naro. Erano 30 ettari di grano biologico maturo, ora sono solo cenere. E’ l’ennesimo attentato, l’ottavo in otto anni, ben sei incendi, contro la cooperativa Rosario Livatino-Libera Terra, che coltiva terreni confiscati alla mafia. Alcuni confiscati negli anni ’80 proprio dal giovane magistrato ucciso il 21 settembre 1990 e beatificato il 9 maggio 2021. Tra questi i due terreni bruciati tra sabato e domenica. “Dovevamo trebbiare lunedì e invece abbiamo perso tutto – ci dice il presidente della cooperativa Giovanni Lo Iacono -. Siamo sempre più scoraggiati. Seminiamo grano e raccogliamo cenere. Ma continueremo a seminare”.

Poi fa un appello: “Non basta più la sola solidarietà. Venite a presidiare i terreni insieme a noi. C’è bisogno di maggiore impegno da parte di tutti, istituzioni e cittadini”. Dopo la denuncia della cooperativa ai carabinieri di Naro, la procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta, mentre il neoprefetto Filippo Romano, arrivato appena un mese fa, si è immediatamente attivato, ha chiesto accertamenti e lui stesso si recherà lunedì sui terreni della cooperativa per incontrare soci e lavoratori e per verificare modalità dell’incendio e i danni. Che sono molto gravi. Con l’incendio si sono persi 500 quintali di grano, una perdita economica di circa 20mila euro. Ma a preoccupare è soprattutto il ripetersi degli incendi. Il primo il 17 giugno 2018, il secondo il giorno dopo, il terzo il 24 giugno 2020, il quarto il 22 giugno 2022, il quinto il 27 giugno dello stesso anno. Tutti nello stesso periodo, quando il grano è pronto per essere raccolto e sempre sugli stessi terreni. La cooperativa ne ha altri in contrada Virgilio, ma qui lunedì ha potuto raccogliere. Ad essere colpito dal fuoco è solo il grano, mentre nel 2020 il raccolto di ceci è stato distrutto da 2mila pecore di alcuni pastori che occupavano abusivamente parte dei terreni confiscati.

Pastori finalmente mandati via, e ora sotto inchiesta, dopo la denuncia comparsa su Avvenire. Ci sono poi due fatti più lontani. Il 4 settembre 2015 sempre in contrada Gibbesi vengono rubate 28 arnie piene di miele e di api, con un danno immediato di 15mila euro oltre a quello per la successiva mancata produzione. Passano solo 8 giorni e il 12 settembre vengono incendiate altre 20 arnie. Questa volta i danni ammontano a 6mila euro. Che si tratti di azioni dolose non è solo un’ipotesi. Anche questa volta. Si brucia solo il grano e non i ceci perché su queste piante il fuoco ha poca presa.

L’incendio ha poi riguardato due terreni diversi, separati da una strada asfaltata. E’ evidente che i focolai sono stati almeno due. La cooperativa nasce nel giugno 2012 dalla collaborazione tra Arcidiocesi di Agrigento e Libera, col contributo del Progetto Policoro della Cei per l’imprenditorialità giovanile al Sud e dell’Agesci, e il sostegno della Prefettura. Attualmente gestisce oltre 300 ettari coltivati a grano, legumi e vigneto nei comuni di Naro, Canicattì e Castel Termini, oltre all’attività di apicoltura con 250 arnie. E fa anche attività di formazione coi giovani sui temi della legalità, dell’antimafia e dei beni confiscati. Evidentemente dando fastidio. Anche perché l’Agrigentino è un territorio tutt’altro che tranquillo, come dimostra il forte aumento di atti intimidatori, e le numerose inchieste della magistratura. Ricordiamo che qui ha operato, fatto affari e stretto alleanze fino all’ultimo anche l’ex superlatitante Matteo Messina Denaro.

La vicinanza dell’arcivescovo Damiano. “Serve un impegno corale”
L’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, ha telefonato al presidente della cooperativa per esprimere, come ha poi scritto in un comunicato, la “prossimità umana ed evangelica ai soci della cooperativa per l’incendio doloso che ha distrutto ettari di terreno coltivati a grano, pronti per la mietitura”. Damiano “auspica ancora una volta un impegno corale di tutti i cittadini dell’Arcidiocesi con cui manifestare piena solidarietà ai soci della cooperativa che si impegnano da anni nella lotta alla mafia e all’illegalità, coltivando i terreni confiscati ai mafiosi”. L’Arcivescovo ricorda infine gli altri incendi dolosi che “hanno distrutto le coltivazioni”, ma, conclude, “la cooperativa Livatino prosegue il suo lavoro dimostrando di essere un avamposto di resistenza alla criminalità organizzata”.