• 15 Aprile 2024 11:13

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Nel volto del povero

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Lunedì della I settimana di Quaresima

Letture: Lv 19,1-2.11-18; Sal 18; Mt 25,31-46

Riflessione biblica

“Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria” (Mt 25,31-46). Impressionano queste parole, a cui si è ispirato il Giudizio Universale di Michelangelo: al centro, c’è Gesù; a destra, quelli che hanno riconosciuto Gesù nell’affamato, assetato e ignudo, a sinistra quelli che non l’hanno saputo riconoscere nei bisognosi. Teologicamente, tutto si riassume nelle parole di Gesù: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Uno è il giudizio, a cui saremo sottoposti: saremo giudicati sull’amore che abbiamo avuto verso Dio e verso i fratelli, perché “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv 4,20). Noi non facciamo il bene perché temiamo il giudizio divino, ma perché “chi osserva la parola di Gesù, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in Gesù: chi dice di rimanere in lui, deve anch’egli comportarsi come lui si è comportato” (1Gv 2,5-6). Egli è presente nel fratello che mi sta accanto e ha bisogno del mio aiuto attivo e concreto: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,35-36). Non illudiamo noi stessi, ma impegniamoci in un amore concreto: “In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,16-18). Nel volto del fratello povero, bisognoso e afflitto, c’è il volto di Cristo crocifisso per la nostra salvezza. Non perdiamo tempo: il giudizio incomincia ora e si svolgerà secondo la legge dell’amore.

Lettura esistenziale

“In verità io vi dico. Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40). L’identificazione di Cristo con l’indigente è uno degli aspetti più alti e nuovi del messaggio evangelico. Incarnandosi, infatti, il Figlio di Dio «da ricco che era si è fatto povero». Ed è venuto per servire, non per essere servito: ha guarito i malati, ha sollevato i sofferenti, è stato con gli emarginati, non certo per qualche loro pregio morale o spirituale, ma per amore. La sua carità era aperta indistintamente a tutti, ma egli prediligeva chi ne aveva più urgenza, fino alla conseguenza estrema della sua morte in croce per tutti noi peccatori, bisognosi di perdono. Ed è rimasto fedele a questa linea anche dopo la risurrezione: egli, infatti, è presente specialmente in chi soffre e in chi è nel bisogno. E, alla fine del mondo, userà come criterio di giudizio per tutti gli uomini il comportamento che avremo avuto con i poveri e gli umili, che egli considera suoi fratelli. Ogni atto verso il prossimo, quindi, è riferito a Cristo ed ha un valore di eternità. Questa Parola ci riconferma che la carità è la cosa più importante per Gesù. Essa è, infatti, l’essenza del Vangelo. È così importante che chi aiuta concretamente i suoi fratelli, è come amasse direttamente Gesù in loro, anche se non lo sa. Per questo potrà allora entrare con lui nel Regno del Padre, anzi il Regno gli invaderà il cuore fin da questa terra. È evidente allora come mettere in pratica questa Parola di vita. Cominciamo subito a riconoscere Gesù in chiunque ci passa accanto. E quando ce ne dimentichiamo, ricominciamo subito. Il prossimo da amare non mancherà mai.