• 9 Febbraio 2026 7:38

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Venerdì della II Settimana di Pasqua

Letture: At 5,34-42; Sal 26; Gv 6,1-15

Riflessione biblica

“Questi è davvero il profeta che viene nel mondo” (Gv 6,1-15). Com’è bello quel presente “che viene nel mondo”. Gesù non smette mai di venire in nostro aiuto. Meditare sulla moltiplicazione dei pani, in contesto pasquale, è invito a guardare la nostra relazione con il prossimo nella dimensione del “nascere dall’alto” e lasciarsi condurre dallo Spirito per le vie dell’amore. “Nascere dall’alto” non è un’astrazione teologica, ma vivere “la fede agente mediante la carità” (Gal 5,6). Non basta credere in Gesù risorto e innalzato per noi (Gv 12,32), bisogna seguirlo per la via del donarsi ai fratelli: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13). Gesù ha soffiato lo Spirito nei nostri cuori e ce l’ha donato senza misura: il vento dell’amore, prodotto dallo Spirito, deve agire nella nostra mente per cambiare la mentalità commercialista con la mentalità evangelica: non basta dare un pezzo di pane, la solidarietà è condivisione solidale con i fratelli più poveri. È veramente detestabile che nella comunità cristiana, che celebra “la Cena del Signore”, vi possano esserci “poveri che muoiono di fame” e gente che spreca: “Quando vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno infatti, quando siete a tavola, comincia a prendere il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. Volete gettare il disprezzo sulla Chiesa di Dio e umiliare chi non ha niente?” (1Cor 11,20-22).  Cambiamo il nostro cuore: l’amore solidale deve divenire logica e criterio del vivere credente: “La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà ciò che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (At 4,32). E con più concretezza: “Se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il cuore, come dimora in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1Gv 3,17-18).

Lettura esistenziale

“Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero” (Gv 6, 11). Il capitolo 6 di Giovanni si apre con la scena della moltiplicazione dei pani, che poi Gesù commenta nella sinagoga di Cafarnao, indicando in Se stesso il «pane» che dona la vita. Le azioni compiute da Gesù sono parallele a quelle dell’Ultima Cena. L’insistenza sul tema del «pane», che viene condiviso, e sul rendere grazie, richiamano l’Eucaristia, il Sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo. L’Evangelista osserva che la Pasqua, la festa, era ormai vicina (cfr v. 4). Lo sguardo si orienta verso la Croce, il dono di amore, e verso l’Eucaristia, il perpetuarsi di questo dono: Cristo si fa pane di vita per gli uomini. L’Eucaristia è il permanente grande incontro dell’uomo con Dio, in cui il Signore si fa nostro cibo, dà Se stesso per trasformarci in Lui stesso. Nella scena della moltiplicazione, viene segnalata anche la presenza di un ragazzo, che, di fronte alla difficoltà di sfamare tanta gente, mette in comune quel poco che ha: cinque pani e due pesci. Il miracolo non si produce dal niente, ma da una prima modesta condivisione di ciò che un semplice ragazzo aveva con sé. Gesù non ci chiede quello che non abbiamo, ma ci fa vedere che se ciascuno offre quel poco che ha, può compiersi sempre di nuovo il miracolo: Dio è capace di moltiplicare il nostro piccolo gesto di amore e renderci partecipi del suo dono. Chiediamo al Signore di farci riscoprire l’importanza di nutrirci non solo di pane, ma di verità, di amore, di Cristo, del corpo di Cristo, partecipando fedelmente e con grande consapevolezza all’Eucaristia, per essere sempre più intimamente uniti a Lui.